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Philippe, lo snob intelligente

In barca e altrove con Daverio.

di Giuseppe Turani |

Ieri è successa una cosa straordinaria in Rete. Nella notte era improvvisamente scomparso Philippe Daverio, un gallerista italo-alsaziano abbastanza conosciuto nei circoli bene milanesi. Noto per la sua sterminata cultura su arte e letteratura. Molti, che probabilmente non lo hanno mai frequentato, si sono dichiarati suoi amici e conoscenti. In realtà, Philippe era abbastanza selettivo. Ma in Rete è esploso un cordoglio gigantesco, quasi tutto di elogi.

Philippe era effettivamente una persona straordinaria. Se ti capitava di entrare con lui in una chiesetta di un paesino siciliano, ma con un quadro o un affresco importante, Daverio ti poteva snocciolare autore, circostanze, data dell’opera, ecc. E aveva gusto. Molto. Gli piacevano le cose belle, e sapeva riconoscerle.

Per se stesso aveva scelto un look quasi estremo: papillon sempre e di varie  fantasie, abiti  ancora più divertenti e strambi. Al limite dell’eccentrico. Si spingeva sempre al limite, ma non lo superava mai. La conversazione, con lui, quasi non esisteva: si  restava incantati a ascoltarlo. Aveva la passione per i cavalli, ma c’era una storia. Sosteneva che gliel’avesse trasmessa suo nonno alsaziano che guidava la cavalleria prussiana.

E’ stato attaccato, proprio in occasione della sua scomparsa, perché era stato assessore alla cultura di una giunta milanese leghista (quella con Formentini sindaco, con la moglie prima e ultima first sciura di Milano). Giunta, peraltro fra le più sonnolente che si ricordino.

La sua giustificazione-spiegazione è sempre stata molto semplice e molto diretta. Mi hanno offerto il posto, ho chiesto di poter fare tutto quello che mi veniva in mente e mi hanno detto di sì.

Cosa comprensibile perché quella era ancora la Lega di Bossi, che cercava di accreditarsi presso un pubblico un po’ più elevato di quello suo tradizionale. (Che cosa pensano Agnelli e  Pirelli di noi?, mi chiese una sera Bossi mentre eravamo in macchina).

E’ probabile, anzi sicuro, che nessuno della Lega avesse sentito nominare Daverio prima di incontrarlo. Devono avergli detto che era uno snob, ma per bene. E Bossi, alla ricerca di volti qualificati, lo aveva imbarcato.

Poi di cultura Daverio ha fatto poco. Alla Lega non ne sapevano niente e non gliene poteva importare di meno. Insomma, era un pennacchio. A onore di Daverio va detto che poi non ha più insistito e che i leghisti li ha persi per strada.

Philippe, comunque, non era lo snob che tutti credevano a basta.

Anni fa si era in barca davanti a Fiumicino, giornata di mare molto mosso. Ma Daverio ha un appuntamento a terra. Tanto insiste che alla fine i marinai gli calano un canotto a motore in mare. Lui parte verso la riva, e devo dire  che noi si scommetteva: 50 mila che si ribalta e deve farsela a nuoto. Ma lui, grassottello e un po’ impacciato, pilotava  il suo piccolo naviglio fra le onde con grande sicurezza, fino a toccare riva. Dopo qualche minuto lo abbiamo visto sfrecciare in groppa al suo cavallo preferito, felice.

Insomma, ci ha lasciati un amico, colto e simpatico. Ha detto e scritto una quantità di cose intelligenti. Non so se sia troppo azzardato dire che, benché  per metà alsaziano, in fondo è stato uno degli ultimi esponenti della scapigliatura lombarda. Ma forse è così.

Buon viaggio.