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Primo Piano

Salvini, l'implacabile

Sempre in guerra, con tutti, ragazzi e ragazze.

di G.T. |

Il responsabile morale del dramma di Colleferro, dove quattro bianchi palestrati hanno ammazzato a calci e pugni un giovane di 21 anni, ha un nome e un cognome: Matteo Salvini.

Da mesi gira l’Italia, tre-quattro comizi al giorno, brandendo con la destra il rosario e con la sinistra il manganello (metaforico).

Cacciato via dal governo (grazie Renzi), non avendo una strategia, un obiettivo, un piano si è messo a fare quello che sa meglio: alimentare le divisioni, il conflitto, contro gli immigrati, i diversi, i gay, contro chiunque non rientri nella sua piccola antologia di uomini “giusti”. Convinto (e sembra che abbia ragione) che le divisioni portino voti a lui (che non saprebbe comunque cosa farsene)

Tutto questo predicare odio doveva alla fine sfociare in qualcosa. Quel qualcosa nel caso specifico è Colleferro, e un ragazzo di 21 anni, di niente colpevole se non di essere lui, morto a terra.

In un paese civile il vero processo si aprirebbe a carico di Salvini, questo instancabile animatore di divisioni.

Perde sempre, ma non si ferma mai. Si è fatto battere persino da una ragazza, Carola Rachete, la giovane comandante del Sea Watch, dieci volte più istruita di lui. L’ha fatta persino arrestare, ma solo per vederla liberare dai magistrati mezz’ora dopo. I suoi fan, allora, a corto di argomenti, hanno cominciato a protestare: non portava nemmeno il reggiseno, segno inequivocabile per loro di zoccolaggine e non di buona costituzione fisica.

Ecco, il mondo salviniano è questa cosa qui: un misto di arroganza, stupidità e pregiudizi da vecchi bacucchi. A volte, però, come a Colleferro, ci scappa il morto.

La prima persona da fermare è Matteo Salvini. Un minuto dopo quei quattro scappati di casa dei grillini.