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Primo Piano

Truce e tenero

Il Salvini innamorato fa ridere e piangere.

di Ernesto Trotta |

Salvini con lo smoking, con la faccia da Salvini, è una delle immagini più stranianti (ma forse anche strazianti…) degli ultimi anni.
Salvini con lo smoking, con la faccia da Salvini, che bacia una Verdini sul motoscafo, a Venezia, è una roba che neanche Grand Hotel nei ruggenti ’60 (i più anziani ricorderanno il proto-settimanale di gossip)…
Salvini con lo smoking, con la faccia da Salvini, una barba patibolare, occhi chiusi sognanti, è quanto di più incongruo ed improbabile si possa immaginare.
 
Però è piaciuto molto: migliaia di like di fan adoranti, tanti articoli dedicati (compreso questo… ahimè!), presumibilmente anche tanta supponente ironia dei soliti snob, che a sinistra non mancano mai.
Va be’, direte voi, chissenefrega. Si, è vero, chissenefrega. Ma…
Ma quell’uomo è stato Ministro degli Interni, quell’uomo ha il nome dentro un simbolo che proclama “Salvini Premier” che, a quanto parrebbe dai sondaggi, attira ancora un quarto dell’elettorato. Quella maschera così incongrua potrebbe rappresentare tutto il nostro Paese in contesti internazionali di notevole prestigio… e noi dovremmo anche SENTIRCI rappresentati (“right or wrong, it’s my country”).
È mai possibile? Nel 2020? In pieno Occidente democratico? Nel cuore di una nazione che ha prodotto e produce tuttora personalità eccellenti, spesso eccelse, in tutti i settori della cultura e della civiltà?
È possibile. Anzi, pare naturale.
È vero che il mondo è bello perché è vario, ma uno si aspetterebbe che certe varietà possano anche essere superate definitivamente dalla Storia, come, che so, la lampada a petrolio, la Divisumma, il velocipede, la mignatta, il fascio littorio, la littorina, e via così. Invece no: a volte ritornano, in forme paradossali, assurde, fantastiche; come il truce e tenero populista Salvini, in smoking, che bacia la fidanzata in Laguna.
Hai voglia a ricordare Florinda Bolkan e Tony Musante, Stelvio Cipriani e Benedetto Marcello!
Quello sotto lo smoking potrebbe nascondere una tuta da demolitore, mentre James Bond nascondeva lo smoking sotto la muta da sub. Altri tempi, altri modelli!
Il faccione barbuto, non proprio raffinato, del truce e tenero padano, a occhi chiusi e labbra prominenti, stabilisce nuovi canoni estetici ancora tutti da codificare.
Dovremo, dovremmo, farlo? Chi ce ne salverà? Come ci siamo ridotti così?
Abbiamo venerato un mascellone a petto in fuori per oltre un ventennio e ci ha portato alla rovina, per altri trent’anni un miliardario, rifatto dai capelli in giù, col fazzoletto rosso al collo che, dicendo: “Mi consenta…”, ci ha portato quasi al fallimento, come stupirsi del truce e tenero padano con lo smoking in laguna?
La Nazione che ha prodotto Leonardo, Galileo, Fermi, Rubbia, Gianotti e Renzo Piano (giusto così, per dirne qualcuno a caso…) produce anche quei bei tomi di cui sopra? Evidentemente sì.
E d’altronde gli esempi non mancano neanche all’estero, ce ne siamo accorti e ce ne stiamo interrogando fin dall’inizio dell’altro secolo (e speriamo in un felice novembre, con la sconfitta dell’altra improponibile sagoma bionda, in USA). È un problema di tutto l’Occidente (l’Oriente ne ha altri, di problemi).
 
Non c’è solo il gap economico, che divide chi ha da chi non ha, l’1% che possiede quasi tutto il mondo, il coefficiente di Gini (indice che della diseguaglianza nella distribuzione del reddito o della ricchezza); c’è un gap culturale gigantesco, che va misurato e curato con altrettanta attenzione e precisione, se non vogliamo bruciare le conquiste democratiche di un secolo di sangue, sudore e lacrime.
Troppo pochi hanno strumenti culturali sufficienti (indipendenza di giudizio, capacità di valutare un contesto e trovarne i riferimenti storici, relativizzazione delle idee e delle opinioni, …) per resistere all’aggressione mediatica rozza e semplificatoria del populismo; molti, troppi, non hanno i mezzi per difendersene e soggiacciono ad operazioni mediatiche spregiudicate, ma molto efficaci.
Qualcuno potrà dire: stai facendo lo snob di sinistra! Lungi da me.
Ma i dati sulla capacità di comprensione di un qualsiasi testo, da parte della maggioranza dei cittadini italiani, sono ben conosciuti e tutt’altro che confortanti. E un popolo afflitto da analfabetismo di ritorno, come diavolo può fare a difendersi, e difendere conquiste democratiche, che non è in grado di capire, razionalizzare ed apprezzare?
Hai voglia a dire: è la democrazia, bellezza! È la fine della democrazia, invece, quando ti ritrovi un Erdogan, un Orban o un Putin. E dopo? Organizziamo di nuovo la Resistenza? Qualcuno si ricorda come si fa?
C’è molto poco da stare allegri. Questo grido di dolore è prepolitico: viene prima della destra e della sinistra, quando queste sono correttamente intese come opzioni politiche che non mettono MAI in dubbio i fondamenti delle società democratiche. La Storia ci ricorda che le peggiori dittature si sono installare usando mezzi democratici, libere elezioni, mica colpi di stato. Bisogna vigilare, sempre, e non solo a sinistra.
Per questo non si deve mai cedere nulla al populismo e si deve approfittare di ogni occasione per ribadirlo. Tra dieci giorni ce n’è una bell’e pronta: votiamo NO.
Sarà anche l’occasione per dare un nostro sentito parere sullo smoking del truce e tenero Salvini.
 
Ernesto Trotta
Torino