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Un miserabile

Salvini è un essere inutile, un pasticcione, un mix di rosari e stupidaggini.

di Giuseppe Turani |

La persona forse oggi più patetica della scena politica italiana è Matteo Salvini, un pasticcione come non si era mai visto. Per anni ha impersonato il ruolo del duro, quasi come un antico crociato: con rosario e crocifissi vari sulle piazze a tuonare contro gli immigrati. Memorabili i suoi scontri con la tedesca capitana Carola Rachete (venti volte più istruita di lui, una ragazza che ha guidato navi nei mari del Polo Nord). Quando lei lo ha beffato e ha attraccato con la Sea Wacht nel porto di Lampedusa, tanto ha fatto e ha detto che alla fine è stata arrestata, con i suoi fan che sui social tuonavano: svergognata, non porta nemmeno il reggiseno. Poche ore dopo, però, è stata liberata, tanto erano inconsistenti le storie e le accuse di Salvini.

Questo è l’uomo. Un eterno perdente. Anche Renzi lo ha beffato. L’ha convinto a uscire dal governo, lasciandogli immaginare che ci sarebbero state elezioni a breve e che lui sarebbe salito agevolmente verso palazzo Chigi. Quelle elezioni le sta ancora aspettando adesso. Le vedrà forse nel 2023. Insomma, un bauscia che spesso volentieri tutti prendono in giro.

Adesso, dopo aver impersonato per anni l’Italia più truce e bigotta, si è messo a vaneggiare di rivoluzione liberale. Un po’ come se Dracula venisse nominato presidente dell’Avis. Di liberale nella sua storia non c’è assolutamente nulla. Anzi, c’è solo il contrario.

Rivoluzione liberale è qualcosa che appartiene solo e soltanto ai fratelli Rosselli, fatti sgozzare in Francia da una banda di cagoulard, su indicazione di Ciano, ministro degli esteri di allora e genero del Duce (fatto poi fucilare dallo stesso Mussolini a Verona).

Anche in questa occasione Salvini si conferma per quello che è: un orecchiante che nulla sa di storia (nemmeno quella recente) e che cerca di inseguire le mode. Senza avere, peraltro, alcuna idea su che cosa fare di questo paese. Per anni in lite furibonda e violenta con l’Europa (dobbiamo uscire a tutti i costi), salvo una vistosa retromarcia ora perché sembra che l’Europa abbia dei soldi per noi.

Un essere sostanzialmente inutile. E dannoso. Un piccolo opportunista di periferia, che non ha mai lavorato e che da sempre vive a spese dello Stato.