Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Il paese dei balordi

Abbiamo riempito il mondo di gente geniale, ma per amministrarci puntiamo sui cretini. (Nella foto: Anna Grassellino, star del Fermilab di Chicago)

di Giuseppe Turani |

L’Italia è, nonostante tutto, una sorta di fabbrica di genialità. E non serve riandare indietro fino a Leonardo Da Vinci o Leon Battista Alberti. Basta molto meno. Quando Enrico Fermi va a ritirare il premio Nobel, capisce che non può rientrare in Italia perché l’adorata moglie è ebrea. Va in America e  negli Stati Uniti non perdono nemmeno cinque minuti: gli assegnano una cattedra all’università di Chicago e poi lo trasferiscono a Alamogordo, nel New Mexico. Dove costruirà la bomba atomica, che chiuderà la seconda guerra mondiale e che farà dell’America la potenza che è oggi.

Ma si può rimanere anche in tempi più vicini a noi. Anna Grassellino, giovane scienziata siciliana, è una delle star del Fermilab (gli americani hanno voluto chiamare così il loro più importante centro di ricerca sulle particelle) di Chicago. Fabiola Gianotti è la direttrice del Cern di Ginevra, riconfermata per la seconda volta, non era mai successo. Franco Modigliani è stato per anni una delle più brillanti personalità dell’Mit, ispiratore delle politiche economiche dei democratici. Mario Draghi è stato capo della Bce e davanti alla sua porta c’è mezzo mondo in fila per offrirgli la guida di qualsiasi cosa.

 

E potrei andare avanti per molte pagine. La cosa curiosa si verifica quando rientriamo in Italia. Come abbiamo appena visto, siamo un paese che ha spedito geni in tutto il mondo, ma quando si tratta di scegliere i nostri governanti, sia a livello regionale che nazionale, caschiamo giù dal tetto come balordi e eleggiamo della gente che sa appena leggere e scrivere, con molte esitazioni e qualche errore di grammatica. Abbiamo ministri e presidenti di regione che nel settore privato non potrebbero fare nemmeno i commessi viaggiatori di brillantina. Sembra impensabile che la Lombardia, regione europea e con livelli di vita e di istruzione fra i migliori del Continente, possa permettersi come presidente solo il signor Fontana, ignoto alle folle e anche a chiunque, mai fatto niente di rilevante. E non si può dure che non di spenda sull’istruzione: a Milano abbiamo cinque università nel raggio di 50 kilometri.

 

Perché accada questo fenomeno non so proprio. Probabilmente dipende dal fatto che qui, prima di ogni altra cosa, si decide in base all’appartenenza politica. Il Movimento 5S potrebbe mettere in lista anche il cane di Grillo e verrebbe eletto. Il Pd e gli altri partiti non sono molto diversi.

 

Insomma, siamo un paese di geni, ma con un debole per gli stronzi. Gli diamo incarichi importanti, stipendi da favola e poi ci lamentiamo perché le cose vanno male.

Cambiare, no?