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Conte, un Ufo o un Dc?

Continue promesse: quello che non è stato  fatto si farà.

di Ernesto Trotta |

Ma chi è Giuseppe Conte?
La domanda mi “firriava” per la testa qualche giorno fa, ascoltando la lunga intervista da lui concessa (lui è uno che concede: interviste, oppure libertà di uscire, di aprire i negozi, ...) a Bruno Vespa e Massimo Giannini, direttore de “La Stampa”.
Un’ora di democristianità pura, cristallina: quella democristianità dura a pura propria del corpaccione di destra del Partito, che per oltre quarant’anni ha dominato la politica italiana.
I più giovani non ne hanno esperienza diretta e possono pensare che si tratti di un mito. Non lo era.
Il democristiano di razza era sempre capace di essere gentile, di dare risposte non offensive, apparentemente impeccabili, ma nascondeva sempre una ferrea ed incrollabile volontà di potere.
Una volta Flaminio Piccoli (uno storico dinosauro scudocrociato) disse in una intervista, a proposito di non so più cosa: “Io per principio non mi dimetto”. E non si dimise.
 
Ecco, Giuseppe Conte mi ha riportato indietro di ben oltre trent’anni: impassibile, educato, a volte sprezzante “senza averne l’aria”, elegante con pochette, ma sempre durissimo sui punti duri.
Ha negato, imperturbabile, che la sua proposta di cabina di regia, con manager e consulenti, sia mai esistita e, alla troppo timida obiezione di Giannini (“ma veramente ne ha parlato lei in una intervista a Repubblica…”), lui se l’è lasciata scivolare addosso come niente fosse, con una noncuranza ed una naturalezza degne del più scafato dei politici.
Alla faccia dell’avvocato parvenu, prestato alla politica!
Ha detto che quello che non è stato fatto si farà, che le cose che non funzionano funzioneranno, che tutto andrà presto molto meglio e che saremo condotti per mano nel futuro, ha parlato come se non fosse lui a gestire il Governo da ormai tre, dico tre, anni, e con due maggioranze opposte. Tranquillo, sicuro di sé, anche un po’ professorale, rassicurante.
Anche quando ha voluto ribadire, in modo perentorio, che lui i Servizi Segreti non li molla a nessuno, perché sono la sua assicurazione personale di uomo senza un partito alle spalle. Come se Prodi e Monti avessero avuto alle spalle un partito…
Ho avuto l’impressione che su quel punto non abbia la benché minima disponibilità a trattare con chicchessia. Zingaretti (e Renzi) sono avvisati.
Lui non ha un partito alle spalle… ha detto.
Veramente io e tanti altri avevamo capito in quel posto è stato designato dal M5S, mica da Salvini prima o Zingaretti e Renzi poi. Ma non importa. Il concetto era chiaro. Io non mollo. I cinquestelle, chi li conosce?
E subito dopo, con somma disinvoltura, ha ribadito che il MES non serve perché aumenta il deficit. Il deficit … tradendo una preoccupante confusione tra deficit e debito, che non sarebbe perdonata neanche ad uno studente del primo anno di economia.
Completamente ammaliati e soggiogati da tanta sicurezza, nessuno dei famosi direttori presenti gli ha fatto notare che anche buona parte del Recovery Fund è debito e che sul deficit ci va il costo del debito, gli interessi, che nel caso del MES sono pari a zero, e che le condizionalità del MES sono più basse di quelle del Recovery Fund. Troppo complicato, il messaggio era chiaro: anche sul MES si venderà cara la pelle. Di nuovo, Zingaretti e Renzi sono avvertiti.
Insomma, il classico “pugno di ferro in guanto di velluto”. Ripeto, altro che avvocato prestato alla politica…!
 
E qui mi si accendono dubbi a non finire. Da dove arriva questo signore? Quali percorsi lo hanno portato lì? Vogliamo davvero credere che è venuto fuori dalla lotteria del famoso “uno vale uno” di Grillo?
Per abitudine mentale non sopporto i retropensieri, i retroscena, men che meno le fantasticherie, il complottismo, ma questo signore è espressione di cosa? E di chi? Bluffa o davvero si sente forte e protetto? E da chi? Sono domande politiche a cui si dovrebbero dare risposte politiche. È in gioco il destino del Paese, mica una Finanziaria qualunque …
 
Io temo che la partita sarà molto dura da giocare e spero che le forze politiche (Zingaretti, Renzi, forse perfino Di Maio) scelgano gli strumenti giusti per condurla. Sbagliare sarebbe esiziale.
L’apparato mediatico, d’altronde, mi pare già ampiamente schierato; dicono che le “veline” girino con grande intensità.
Derubricare lo scontro in atto a solo gioco di poltrone e ambizioni personali è evidentemente un tentativo, che peraltro sta riuscendo benissimo, di disinnescare critiche e proposte. Bisogna stringere sui contenuti, concretizzare progetti, quantificare tutto. Guai a lasciarsi trascinare sul puro piano mediatico. Giuseppe Conte, avvocato di provincia (!), ha dato dimostrazione di saper giocare bene a quel gioco.
Se davvero vogliamo ottenere risultati concreti, è sul concreto che bisogna andare.
Qui nessuno molla di un centimetro. Flaminio Piccoli insegna ancora …
 
Ci aspetta un anno molto difficile, ma qualcuno si era illuso del contrario?
 
Ernesto Trotta
Torino