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Italiani nel deserto

All'estero siamo bravissimi, qui meno. Ma lontano dall'Italia non ci sono i nostri politici.

di Giuseppe Turani |

Milano è molto di più di quello che appare. E’ un  concentrato di cose quasi impensabili e meravigliose. Ad esempio, ci sono almeno tre o quattro società di progettazione e consulenza che in giro per il mondo, oltre a tirare su dighe e strade di migliaia di chilometri, costruiscono intere città, comprensive di scuole, ospedali, pronto soccorso. E lo fanno in pochi mesi. Spesso forniscono anche il personale utile per far funzionare quelle cose.

E c’è sempre un po’ di stile italiano. Non dimenticherò mai la faccia di quell’ingegnere italiano, corso con la sua squadra a spegnere gli incendi nel Kuwait, si è scusato perché nel campo improvvisato nel deserto (si dormiva in un container) non avevano ancora provveduto a mettere il ghiaietto nei sentieri. Come non dimenticherò di aver mangiato, in quel deserto fuori dal mondo e dove il sole non c’era più perché stavano bruciando 500 pozzi petroliferi, le lasagne al forno forse più buone della mia vita. Le forniva, mi hanno detto, un catering di Venezia.

Colpisce, ogni volta, scoprire che all’estero sappiamo fare cose straordinarie. Quando sono scoppiati gli incendi in Kuwait il governo locale aveva già fatto un contratto con una ditta americana per intervenire. Gli americani hanno subito cercato qualcuno vicino. E hanno trovato una squadra dell’Eni che stava lavorando in Arabia Saudita, subito trasferita. In poche settimane i giovanotti dell’Eni hanno spento gli incendi e bonificato il territorio.

Queste cose, invece, in patria non le facciamo mai. E c’è la spiegazione. Lo sceicco del Kuwait manco ci pensa a organizzare lo spegnimento di 500 pozzi. Si rivolge a quelli più bravi al mondo (in questo caso gli italiani) e li lascia fare. Magari se ne va in crociera. Persino il controllo passaporti era stato affidato a dei  ragazzoni americani, simpatici e con grandi cappelli da cow boy.

Qui  da noi, invece, i politici pasticcioni vogliono mettere il becco su qualsiasi cosa. Poiché per definizione non sanno niente e in genere non hanno nemmeno mai lavorato, combinano solo disastri.

La conclusione è ovvia: perché le cose vadano meglio, bisogna tenere i politici lontani dalle cose.