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Catastrofe annunciata

Di risparmi e buona finanza non parla più nessuno. Mentre disavanzo e debito crescono.

di Giuseppe Turani |

L’agenzia di rating Fitch ha tagliato ancora le previsioni di crescita per l’Italia 2019, ridotte adesso a una misera crescita dello 0,1 per cento (bastano tre temporali e si va sotto lo zero). Esistono previsioni peggiori, ma prendiamo per buona questa.

Ebbene, già così il disavanzo 2019 è al 2,5 per cento. Qualcuno ricorderà le infinite discussioni con Bruxelles per scendere dal 2,4 al 2,04: ecco, siamo già al 2,5.

Ma non è finita. Se nel 2020 il governo vorrà evitare l’aumento dell’Iva (coprendolo con nuovi debiti) si andrà al 4-5 per cento di deficit. A quel punto il debito accumulato italiano sarà oltre il 135 per cento del Pil. Questo significa pagare una montagna di interessi (salirà anche lo spread) o apprestarsi a dichiarare default.

Ovviamente, scegliere il default sarebbe come certificare il proprio fallimento e quindi si preferirà la seconda strada: qualche tassa in più, magari ecologica che fa sempre buona impressione) e qualche servizio in meno.

È inevitabile tutto ciò? No, basterebbe moderare qualche spesa, come del resto viene consigliato da tutti. Quota 100 è una cosa insensata: non si manda in pensione a 60 anni la gente in un paese che ha già una delle più alte spese pensionistiche del mondo. Come non si distribuiscono stipendi gratis a milioni di persone, facendo debiti. Forse, così facendo, si riduce un po’ di povertà, nel senso che a pagare saranno le future generazioni.

Sotto questo punto di vista, è impressionante notare come il governo del cambiamento sia identico a quelli vecchi: nuovi debiti per distribuire soldi agli elettori. Con i “vecchi” siamo arrivati a 2300 miliardi di debiti (a forza di finte pensioni di invalidità e di ospedali cominciati e mai finiti), con questi nuovi non si sa, ma sembra non esistere un limite superiore: pur di far contento il popolo e di mandarlo in pensione presto, si faranno tutti i debiti necessari, a qualsiasi costo.

Di risparmi e di crescita nessuno parla più: sono argomenti difficili e, soprattutto, non immediati, non facilmente spendibili sui social network e in tv. Meglio lasciarli alle opposizioni.

Insomma, ci si avvia verso la catastrofe, che non sarà a fine anno, ma un po’ dopo. Purtroppo, sarà inevitabile.

Anche perché, se mai è esistito in Italia un partito del rigore e della buona finanza, è sicuramente morto e sepolto.