Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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La grande illusione

Il governo sta distribuendo una ricchezza immaginaria. Mentre il vero problema è far ripartire la produttività. 

di Giuseppe Turani |

Circola una certa soddisfazione perché a marzo l’occupazione sarebbe aumentata di ben 60 mila unità. Ma è un errore, e anche grave. Infatti, nello stesso periodo di tempo, il Pil è cresciuto pochissimo (0,2 per cento). E questo significa che a marzo sono state impiegate 60 mila persone in più per fare, grosso modo, le stesse cose del mese precedente.

La produttività del sistema Italia, quindi, che di fatto è bloccata da vent’anni, ha fatto un altro piccolo passo indietro. Ma il nostro problema principale, da almeno un paio di decenni, è appunto quello della produttività, cioè dell’efficienza del sistema produttivo. E la produttività ammette una sola misura: quanto lavoro serve per fare una certa cosa. È solo con un aumento costante della produttività che si vince la concorrenza e si sta validamente sui mercati.

Vedere più gente al lavoro fa sempre piacere e, di solito, è un buon segnale, ma se i nuovi assunti non significano forte aumento della produzione allora stiamo andando indietro invece che avanti.

Anni fa Carlo Azeglio Ciampi dettò una specie di regola generale: «Tutto quello che faremo, con un’inflazione sopra il 3 per cento, alla fine si rivelerà sbagliato. Dobbiamo liberarci dell’inflazione».

La stessa regola può valere oggi, con qualche modifica: tutto ciò che stiamo facendo, con una produttività stagnante, alla fine si rivelerà sbagliato. E infatti stiamo costruendo un sistema abbastanza assurdo: centinaia di migliaia di persone ricevono uno stipendio (dallo Stato) senza lavorare e altri vanno in pensione (con quota 100) in anticipo.

Le risorse per fare tutto ciò non esistono. Si fa tutto aumentando il nostro indebitamento. Si sta distribuendo, cioè, un benessere immaginario.

Ma non si può andare avanti così in eterno. E quindi, prima o poi, la realtà presenterà il suo conto. Già oggi, sulla base delle previsioni del bilancio pubblico, nei prossimi due anni abbiamo più di 50 miliardi di clausole di salvaguardia pronte a scattare: nuove imposte, tagli alla spesa sociale, e cose di questo genere.

Insomma, vale il vecchio detto: non esistono pasti gratis. Oggi stiamo vivendo come dentro una grande illusione. Ma non durerà per sempre. Un domani, forse già in autunno, arriverà il conto da pagare. E potrebbe rivelarsi un conto abbastanza salato.