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Manicomio Italia

La crescita non c'è. In compenso dilagano violenza e corruzione. E' il cambiamento.

di Giuseppe Turani |

Se non viviamo dentro un manicomio, deve trattarsi di una filiale. Per il 2019, cioè per l’anno in corso, si stima una crescita dello 0,1 per cento del Pil. Bene, si dirà, un dato basso, ma positivo, se non altro. Naturalmente non è vero niente. Questo 0,1 per cento è solo una presa in giro. E non è difficile capire perché.

Il Pil non viene misurato con una specie di termometro applicato alla realtà produttiva. Si tratta di un lavoro complesso e articolato. In pratica si arriva al Pil dopo una serie di aggregazioni di stime varie: quindi, nella realtà, il Pil 2019 potrebbe essere 0,1 per cento in più o anche 0,2 per cento in meno. Non esiste il contachilometri del Pil.

Quello che si sa, se si vuole essere seri, è che una crescita dello 0,1 per cento non è significativa: questo valore sta dentro la stima di errore che ci può essere nelle varie stime.

La verità è che la nostra economia è stagnante, ferma, e che il governo gialloverde già a questo punto si trova a dover fare i conti con un disavanzo sul Pil largamente superiore all’accettabile.

Ma i nostri due eroi non se ne curano (anche perché non saprebbero come fare). E quindi si discute (e si litiga) su questioni di nessun peso ai fini della nostra crescita. Il caso Siri è solo un esempio. Siri, già colpevole di bancarotta fraudolenta, non avrebbe nemmeno dovuto entrare in un governo. Sto cercando di capire perché per Salvini fosse così importante infilare questo personaggio in un ministero, ma non trovo una spiegazione. A meno che…

Poi si discute (e qui siamo davanti a una novità esplosiva) di rimettere in grembiulino nero agli scolari.

L’Italia vede un fiorire di organizzazioni che inneggiano al fascismo: ci sono almeno un paio di leggi e la Costituzione che imporrebbero la loro chiusura immediata “manu militari”, con conseguente denuncia degli organizzatori. Ma non accade niente. Da tempo immemorabile CasaPound (che si definisce fascismo del terzo millennio) occupa abusivamente un intero palazzo a Roma, ma non viene mai sfrattata. In compenso per quattro capanne con dentro gli immigrati si mandano la polizia e le ruspe. A Napoli si spara per le strade e si ferisce gravemente una bambina: il ministro dell’Interno impiega 50 ore prima di portare la solidarietà dello Stato ai familiari.

A Milano, una volta nota come capitale morale, la magistratura arresta corrotti e corruttori a dozzine (quasi 50), e ci sono, ovviamente, esponenti politici.

Il ritratto che ne esce non è una novità assoluta: l’Italia è un paese bloccato e un po’ marcio dentro.

Il ministro dell’Interno fa un’orrenda legge sicurezza. I magistrati gliela stanno facendo a pezzi. Forse finirà alla Corte costituzionale, che potrà solo buttarla nel cesso. Ma Salvini replica: i magistrati, se vogliono contestarmi, si facciano prima eleggere. Io vado avanti come un treno. E’ l’aratro che traccia il solco, ma è la spada…

Inutile regalargli una copia della Costituzione, tanto non la leggerebbe. Salvini (come Di Maio) vive in un universo in cui contano solo i voti. Una specie di mondo tribale in cui invece delle mazze si usano appunto le schede elettorali.

E il Pd? La gloriosa opposizione? Va per i campi, si sarebbe detto una volta.

E aspetta, dicono alcuni maligni, di sostituire Salvini nel cuore di Di Maio.