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Lombardia corrotta, nazione infetta

Più potere alle regioni? Troppo facili prede di affaristi e maneggioni. Forse serve un passo indietro. Il Pd la smetta di copiare i 5 stelle.

di Giuseppe Turani |

La storia dispone di una sua implacabile ironia: la Lega si apprestava a piantare una grana colossale per ottenere subito l’approvazione della nuova e maggiore autonomia regionale quando è scoppiato il gran casino: regioni nella bufera (corruzione) da Nord a Sud. A partire da quella Milano (ex capitale morale, la migliore) che già può vantare un ex presidente in galera e uno attuale solo indagato, ma comunque con altri 40 arrestati per traffici con i soldi regionali.

Chi pensa che tutto ciò possa finire in una bolla di sapone (ci siamo sbagliati, scusate) non conosce il procuratore Greco, che si è procurato (grazie alla Dda e alla guardia di finanza) persino i filmati di gente che si scambia mazzette.

La Lega, allora, ha cambiato cavallo. Pausa sulle regioni, e via con un altro ronzino: la flat tax. Va fatta, dicono, anche a costo di sforare il 3 per cento di deficit/pil. Bisogna cioè tagliare le tasse a tutti, subito.

L’Unione europea pubblica dati dai quali risulta che siamo, già così, gli ultimi in classifica (crescita, disavanzo, ecc.), ma la Lega insiste: vuole altro deficit.

La logica di tutto ciò sfugge ai comuni mortali: che senso ha continuare a distribuire un benessere immaginario, fatto solo di crescenti debiti? Nessuno, ovviamente.

E si torna al solito punto: questi non sanno governare, proprio non hanno idea di che cosa significhi. Sanno solo distribuire assistenza e prendere voti. Il guaio è che c’è un’Italia scoraggiata e un  po’ disperata che li vota.

Già così, senza ulteriori scemenze, la prossima legge di stabilità deve trovare 35 miliardi, ma si tratta solo di un conteggio iniziale. Quota 100 e Reddito di cittadinanza, probabilmente finiranno per essere aboliti semplicemente per mancanza di fondi.

Ma non c’è da consolarsi. L’opposizione di sinistra, il Pd, non solo sembra un saloon nell’ora delle risse: praticamente si presenta alle elezioni europee con un programma che in pratica è una fotocopia delle più clamorose stupidaggini grilline (salario minimo compreso). E qui si comincia a capire perché, dopo cinque anni di buon governo, il Pd sia crollato. Invece di continuare a essere il pilastro di una sinistra liberal-democratica si è trasformato in una modesta macchinetta acchiappa voti, più timida e meno abile di Lega e 5 stelle, con in più qualche traccia di Pci anni ’50.

Il governo del cambiamento ci sta portando al disastro, ma affiora il sospetto che anche con questo Pd sarebbe la stessa cosa.