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Salvini, un disperato

In Europa lo considerano un fenomeno da baraccone e non ha un solo alleato. Tutto gli va storto.

di Giuseppe Turani |

Visto Salvini dalla Gruber: un uomo disperato. Parla, ma sa già che nulla di quello che dice si verificherà. Chiude i porti, sostiene lui, ma i migranti sbarcano lo stesso, ben accolti dalle popolazioni locali. Minaccia continuamente sfracelli in Europa, ma sa benissimo che non conta niente a Bruxelles e che non ha nemmeno un alleato. Tutti gli altri sovranisti gli hanno chiuso la porta in faccia.

Continua a ripetere che il suo è il partito più votato nel Vecchio Continente, ma mentre lo dice si rende conto che la cosa è irrilevante: cosa volete che gliene importi all’Europa. Salvini è come una mosca caduta in un piatto di minestra.

Mentre sudato e stanco cerca di rispondere alla Gruber si avverte che è quasi stufo anche lui delle sue stesse bugie. Dice che l’Europa ci ha regalato quindici anni di sofferenze, ma poi ricorda che siamo la seconda potenza industriale della comunità. Forse, grazie anche all’Europa.

E trascura di dire come stanno le cose. Poco prima dell’arrivo di Mario Monti a rimettere un po’ di ordine, la Bce aveva mandato una lettera al governo italiano (firmata da Trichet e Draghi) con l’elenco delle cose da fare per evitare altri disastri. Ebbene, non è stato fatto nulla di quanto suggerito, zero assoluto.

Quindi, se abbiamo qualche guaio, non è perché l’Europa ci ha rovinato, ma perché non abbiamo fatto quello che l’Europa ci suggeriva.

E lo sa anche Salvini. Infatti, è ormai evidente che si arrotola sulle sue bugie, sa che sono bugie, ma la sua propaganda è quella. E quindi deve andare avanti (come un treno?).

C’è una congiuntura un po’ fiacca e tutti rallentano, ma l’Italia è proprio l’ultima della fila. L’euro non c’entra niente: tutti usano l’euro.

Salvini è disperato perché sa che i suoi racconti vanno bene per le piazze, ma a Bruxelles lo farebbero correre in venti secondi, tanto sono inconsistenti i suoi argomenti.

E infatti tutti gli organismi internazionali più accreditati stanno insistendo perché ritiri le sue sciocchezze (a partire da quota 100, un’asineria senza pari).

Salvini è triste perché ha capito che più in là degli applausi di una piazza non riesce a andare.

In Europa, i suoi colleghi lo considerano un fenomeno da baraccone (come la donna cannone…), ma niente di più.

Non sarà mai uno statista, non cambierà l’Italia, figurarsi l’Europa.