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Un'auto per Di Maio

Lasci che alla fusione pensino Fca e Renault, lui vada in vacanza.

di Giuseppe Turani |

Ci si lamenta perché Di Maio non è intervenuto per tempo nell’affare Fiat-Renault. Siamo seri. È un giovanotto di 32 anni, non ha mai lavorato un solo giorno in vita sua, non ha mai visto una fabbrica, forse non ha nemmeno la patente, faceva il bibitaro alla domenica, che cosa volete che dica davanti all’eventuale nascita del più grande gruppo automobilistico mondiale? Assiste attonito: “Cazzo”.

A Salvini non interessa perché non ci sono di mezzo negher o migranti. E nemmeno santi o madonne.

Qualche demente, categoria di cui il governo è pieno, ha proposto che lo Stato comprasse subito il 15 per cento della Fca, visto che quello francese ha il 15 per cento della Renault. Costo dell’impresa: 3-4 miliardi di euro. Per farne che cosa? Niente. Per far sedere Di Maio al tavolo con il collega francese a discutere della possibile fusione? E che cosa ne sa lui?

Detto questo, rimane il fatto che è difficile spiegare ai politici continentali che farebbero bene a non impicciarsi troppo negli affari delle aziende. Infatti, non hanno niente da insegnare e ancora meno da chiedere.

L’unico punto su cui, di solito, cercano di esercitare qualche pressione è la dislocazione degli stabilimenti e la salvaguardia dell’occupazione. In genere si tratta di parole vuote. I mercati sono instabili. Le aziende fanno quelli che possono, ma può essere necessario chiudere qui e aprire di là, o semplicemente chiudere di qui. Se si dovesse arrivare a far nascere Fca-Renault le auto sarebbero costruite dove conviene costruirle. Non dove vogliono i politici.

Quando la Fiat ha fatto Melfi, aveva trovato altre quattro localizzazioni più convenienti, tutte all’estero. I politici si sono prodigati in agevolazioni e aiuti e alla fine l’impianto è stato dirottato a Melfi. Credo che a Torino siano ancora pentiti oggi di aver accettato.

Ha sbagliato Macron a impicciarsi. Adesso, con calma e meno arroganza, dovrà cercare di recuperare. La fusione era un buon progetto (magari da definire meglio…), ma entrare subito con pretese assurde (tutto in Francia) non è stata una buona idea.

Quello che sarà di Fca e di Renault lo decideranno come sempre i mercati e non un vertice di politici. Le auto bisogna prima farle e poi venderle. E, se non si vendono, è inutile farle. Al di là di ogni impegno preso con i governi.

Di Maio, quindi, continui a non occuparsi della cosa. E lasci che Fca cerchi il proprio destino con i suoi manager, i suoi contatti e la sua esperienza.

D’altra parte, sono più di cento anni che sta sul mercato. Se la caverà anche questa volta.