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Primo Piano

Per un nuovo Cln, subito

Bisogna fermare Salvini e i populisti con un fronte largo. Come si fece durante la guerra partigiana.

di Giuseppe Turani |

Vedo che il mio amico Pino Granata rilancia l’idea di un nuovo Cln per contrastare la deriva salviniana e populista. Sono completamente d’accordo. E qui sotto ripubblico un articolo dell’ottobre scorso in cui segnalavo appunto l’idea di un nuovo Cln, una delle pagine migliori della recente storia italiana.

Dati i tempi e i personaggi in circolazione, mezze figure spente, temo che non se ne farà mai niente. Ma tentare non guasta.

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L’idea di chiamare il nuovo organismo Cln (comitato di liberazione nazionale) era ovviamente una provocazione. Qualunque altro nome va benissimo.

Del vecchio Cln, quello che ha guidato la guerra partigiana, va ricordato soprattutto il miracolo: ne facevano parte tutti, dai monarchici ai comunisti. Una composizione così larga non impedì al Cln di prendere decisioni coraggiose o fantasiose. Come quando, pochi giorni prima della Liberazione, nell’appartamento milanese della partigiana Tina Anselmi viene emanato l’ordine, all’unanimità, per l’immediata cattura e fucilazione di Mussolini.

Non per vendetta, ma perché si sapeva che i servizi segreti inglesi e americani (e anche italiani) erano sulle sue tracce per trasportarlo in luogo sicuro e poi discutere. Il Cln vuole evitare un post-fascismo tormentato e quindi l’ordine è: fucilazione immediata.

Non appena si ha notizia che è stato catturato dai partigiani di Como, il ClnAI (Cln Alta Italia) spedisce da quelle parti il colonnello Valerio con il compito d rintracciare il Duce, farselo consegnare e fucilarlo sul posto, insieme agli altri gerarchi colpevoli di crimini di guerra. Valerio chiede una scorta partigiana affidabile: gli viene fornita dal Conte Luchino Dal Verme, monarchico, ma eroe partigiano, appena sceso dalle montagne dell’Oltrepò pavese con i suoi uomini. Con la minaccia delle armi riusciranno a farsi consegnare Mussolini e a fucilarlo.

Altro aneddoto. Quando i nazisti invadono l’Italia, la principessa Maria José, moglie dell’erede al trono, chiede asilo politico alla Svizzera, che glielo concede immediatamente. Dalla confederazione elvetica, nonostante la proibizione e i controlli del governo, la principessa aiuta generosamente la Resistenza con armi e molti, molti, soldi. Poco prima del 25 aprile decide di rientrare clandestinamente in Italia. Lo fa valicando le Alpi di notte, sugli sci, aiutata da due guide alpine. Al confine italiano sono ad attenderla i partigiani piemontesi che la scorteranno fino al loro comando. Qui, Cino Moscatelli, appena se la trova di fronte, le offre il comando generale del Corpo Volontari della Libertà, cioè dell’ala combattente della Resistenza.

Maria José, che di nascita è una principessa belga, ma che per matrimonio è diventata membro di Casa Savoia, chiede il permesso al Re, che stupidamente lo negherà, non avendo capito niente dell’intelligente mossa politica di Moscatelli.

Maria José, comunque, festeggerà la liberazione italiana insieme ai partigiani piemontesi. Solo dopo rientrerà a Roma, e quindi in esilio.

Ecco, oggi non c’è nessuno da fucilare e quindi non servono i 12 partigiani del Conte Luchino Dal Verme e non abbiamo nemmeno una principessa Maria José sottomano. Però abbiamo il problema di liberarci dei populisti-sovranisti.

Come ha detto ieri il loro guru, lo stupido Grillo, il loro obiettivo non è solo la distruzione dell’economia italiana, ma la distruzione della democrazia italiana. Introducendo il vincolo di mandato, limitando i poteri del Quirinale, introducendo il referendum senza quorum. In sostanza, chi ha i voti, fa tutto quello che vuole. Poiché non ha mai letto niente nella sua vita, Grillo non sa che nessuna democrazia moderna funziona così, nemmeno quella americana, dove pure il presidente è eletto direttamente dal popolo.

Ecco perché a noi serve, adesso, non fra tre anni, un nuovo Cln, un’alleanza di tutti i non sovranisti, che contrasti minuto per minuto le scelte di questi sciagurati.

Ho anche un nome: Romano Prodi. Potrebbe presiedere il nuovo Cln: ex presidente del Consiglio italiano (due volte), ex presidente Commissione europea, inviato speciale dell’Onu nelle crisi africane, sarebbe l’uomo giusto, se avesse ancora voglia di perdere tempo per questo paese ingrato. Minniti potrebbe essere l’uomo dell’organizzazione.

Se Romano dovesse dire di no, Antonio Tajani allora. Attuale presidente del parlamento europeo e erede di Forza Italia. Sempre con Minniti all’organizzazione.

Compito del Cln sarebbe quello di lanciare un manifesto con le cose irrinunciabili della Costituzione italiana: democrazia non diretta, ma rappresentativa, libertà di commercio e di impresa, concorrenza, libertà personali e civili, coerenza di bilancio, rapporti stretti con Ue. E poi di contrastare i sovranisti in ogni luogo e in ogni loro manifestazione.

Può bastare tutto ciò? No, evidentemente. Ma il sasso è stato lanciato.