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Grazie, Richard

A quasi 70 anni Richard Gere va sulla Open Arms per aiutare i migranti. Ma sono 25 anni che la sua fondazione interviene e appoggia cause giuste. 

di Lorenzo Tosa |

Ripubblicare Lorenzo Tosa è ormai un'abitudine consolidata per noi. E' bravo e dice cose semplici e sagge.

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Lui si chiama Richard, dalla vita ha avuto tutto, spremuto ogni frutto possibile: soldi, fama, successo, riconoscimenti internazionali. Eppure, a 70 anni da compiere il prossimo 31 agosto, sta trascorrendo le sue ferie a bordo della nave di una Ong, dando una mano e una voce a chi salva vite in mare, nel bel mezzo della più grande ondata anti-umanitaria che la storia ricordi, non solo in Italia. Non solo in Europa.

Dopo aver trasportato cibo, ascoltato storie, vissuto in prima persona il dramma di chi scappa da guerra, fame, torture di ogni genere, questa mattina Richard ha convocato la stampa e ha detto una cosa. Una soltanto. “Non riconosco più gli italiani. Sono cambiati”. Poi ha annunciato, insieme ad Open Arms, un esposto presso le procure di Roma e di Agrigento nei confronti dell’Italia per il reato più intollerabile di tutti: quello di disumanità.

Lui si chiama Richard, di cognome fa Gere, e ha scelto di restare umano. Per questo lo insultano. Per questo le bestie gli dicono che è lì “per abbronzarsi” da dietro una tastiera. Non perché hanno paura di lui, ma perché sono terrorizzati dalle sue idee, dal coraggio di un uomo che a 70 anni aveva tutto e ha creduto che non fosse abbastanza.

Grazie, Richard. C’è un enorme pezzo d’Italia che è insieme a te a bordo di quella barca. E non cambierà mai. Volevamo che lo sapessi, tutto qui.