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Speriamo che me la cavo

I populisti sovranisti non sfondano in Europa e nemmeno n Italia. Non hanno futuro. Ma la sinistra è confusa, tira a campare.

di Giuseppe Turani |

La lunga stagione dei sovranisti-populisti sta forse per finire. In Inghilterra hanno perso a maggioranza, in Germania non sfondano e in Italia hanno più di una difficoltà.

Per rendersene conto basta guardare Salvini, il Capitano. Ormai si aggira per i social con un’aria sempre più mesta. Recita dei copioni a cui palesemente non crede nemmeno lui (e si vede). Pesta l’acqua nel mortaio. Promette sfracelli che tutti sanno che non avverranno mai. E, cosa più grave, si stanno stufando di lui i ceti produttivi del Nord che fino a oggi lo hanno votato con grande e insensata generosità. A loro l’Europa piace e va bene, gli serve per vendere i prodotti, la vorrebbero solo un po’ più distratta e generosa. Ma non una lite quotidiana.

Ma Salvini, come tutti gli altri populisti, se non litiga, se non fa la faccia feroce, se non mostra i pettorali, non sfonda. Di suo, poi, lui ha aggiunto il cuore immacolato di Maria, il rosario. Che un ex Leoncavallino e comunista padano sia così credente non ci crede nemmeno lui. Continua a dire che la crisi è stata organizzata da Macron e dalla Merkel quando anche i bambini sanno che la sfiducia a Conte l‘ha firmata lui. Un bugiardo plateale, quindi, di quelli che al mercato ti vogliono vendere il cane spiegandoti che è una vacca e che fa cento litri di latte al giorno. Una via di mezzo fra il grande truffatore e lo scemo del villaggio.

Insomma, una farsa, che però piace sempre meno. Ha già perso 6-7 punti nei sondaggi. Penseranno i suoi a farlo fuori. Ormai ha infilato la Lega in un vicolo cieco di guerre permanenti e senza vie d’uscita. Ma i suoi elettori vogliono fare soldi, commerciare, vendere. Di un esaltato convinto di essere il Mussolini del terzo millennio non hanno alcun bisogno.

Il suo ex amico Giggino Di Maio sta messo quasi peggio. Nel precedente governo era vicepresidente del consiglio e a capo di ben due ministeri importanti. Questa volta, sono tre giorni che la discussione gira intorno al problema che cosa fare di Giggino, dove metterlo. Si vuole evitare che faccia troppi danni, ma è difficile perché sa così niente che ovunque lo metti è un disastro. Alla fine, gli daranno un ministero, sperando che non coltivi troppe ambizioni. Insomma, lo sopportano a stento.

Ma queste due macchiette, perché questo ormai sono, fino a dieci giorni fa sembravano i padroni d’Italia. Ormai, invece, sono due sopportati, fastidiosi come zanzare. Due cittadini senza qualifiche, problematici da sistemare.

Non possono e non andranno lontano. I grillini, con l’alleanza con il Pd, hanno evitato di morire nel giro di poche settimane, impiegheranno qualche trimestre, ma non vanno da nessuna parte perché sono il problema, non la soluzione. Il programma che hanno imposto al nuovo governo è una sorta di summa teologica di tutte le loro più stupefacenti cretinate. Per realizzarne solo un pezzettino servirebbero vent’anni e con i migliori statisti del mondo. Qui invece abbiamo Casaleggio, Grillo, Toninelli, Castelli, Lezzi, ciarlatani, tutta roba che si trova nelle liquidazioni del martedì.

Il destino della Lega è quello di tornare sui propri passi, e cioè di essere una sorta di sindacato che difende i piccoli e medi imprenditori del Nord. Ma questo comporta che Salvini venga fatto fuori insieme ai suoi rosari e immaginette sacre, va affidato cioè al sacro cuore della Madonna, per sempre.

Tutto a posto, allora? Per niente. Scomparsi loro, e non ci vorrà molto, resta il problema di una sinistra che ha perso l’originaria ispirazione (Renzi) liberal-democratica e che adesso naviga in una sorta di poltiglia impossibile da decifrare, ma nella quale sembra esistere un solo filo conduttore: speriamo che me la cavo.