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Il mese del cambiamento

E' bastato poco perché la scena politica diventasse altro. Ma il vero lavoro comincia adesso.

di Ernesto Trotta |

Lo so, l’hanno già detto in tanti. Ma lo voglio dire anch’io: in quattro settimane è cambiato tutto.

Siamo passati dalla minaccia alla democrazia da parte di un bullo da spiaggia a torso nudo, col mojito in mano e le cubiste attorno, ad un Governo repubblicano, che forse non sarà il “dream team”, come dice Pierino-la-peste Renzi, ma è sicuramente un governo del quale non dovremo vergognarci (per sua gran parte almeno, e immaginate a chi sto pensando …).

Ora però vedremo quanto filo c’è da tessere e chi ne ha di più.

Le posizioni chiave sono in sicurezza, e per davvero, in mano a persone di indubbia qualità, agli Esteri, va be’, gli hanno giocato uno scherzo da prete e lui c’è cascato, c’è uno che dovrà imparare la differenza tra il Cile ed il Venezuela, ma gliela spiegherà l’amico Di Battista, che è uno che gira il mondo. E mentre che impara, la squadra dei nostri ottimi diplomatici stenderà più di un telo di protezione nelle cancellerie, per evitare catastrofiche cadute sul palcoscenico globale.

L’Europa che conta tira un sospiro di sollievo, i mercati e i nostri tanti creditori pure, lo spread cala, la Finanziaria sarà, si spera, una cosa seria: senza lacrime né sangue ma con un po’ di propellente in più.

Tutto bene quel che finisce bene? In realtà nulla finisce e tutto continua. Solo che ci dovremmo sentire tutti un po’ più sollevati, più leggeri; eppure sono già visibili i ditini alzati, alcuni già puntati su questo o quello, sopraccigli inarcati, borbottii neanche tanto sommessi, da parte di quelli che sanno sempre tutto, che tutto capiscono, tutto hanno già capito e tutto prevedono, tutto interpretando secondo canoni indiscutibili ed assoluti.

Offese alla Costituzione, offese alla storia, “io l’avevo detto …”, “l’ombra di Renzi” (manco fosse Banquo), “e allora perché non un anno fa …?”.

Questa poi è davvero bella: come si fa a non vedere che con le condizioni di un anno fa ci avrebbero forse dato il Ministero delle Pari Opportunità (solo il Ministero, non certo le pari opportunità politiche) e qualche altro ministero senza portafoglio e senza manco il bancomat per le spesucce?

Come si fa a non vedere che queste quattro settimane hanno appunto cambiato tutto?

Inutile insistere, tanto ognuno vede ciò che vuole.

Ma che dirà Cacciari, oppure De Bortoli, o Annunziata, De Angelis, Giannini, Folli, Mauro, Pigi Battista?

Non morite dalla voglia di conoscere il loro inclito pensiero? No, eh? Capisco, capisco. Neanche io.

So solo che adesso bisogna rimboccarsi le maniche e fare, fare, fare. Fare cose giuste, comprensibili, logiche, efficaci.

Chi ha idee le metta sul tavolo e le porti a conclusione, senza tanto pensare a cosa succederà a primavera, o tra un anno, o tra due. Nel Governo ci sono persone validissime insieme a persone meno valide, ma l’esempio, il traino, l’inerzia della partita, come dicono quelli bravi, cambia, è già cambiata. Il resto dipende da quelli bravi, se davvero sono più bravi.

Un mese fa invocavo, in preda alla disperazione, l’arrivo dell’eroe wagneriano che tutto risolve, tutto sistema, tutto riporta all’ordine.

Pensate quel che volete: è andata proprio così. Il Maligno precipitato agli Inferi e un nuovo, seppur timido, ordine che si affaccia all’orizzonte.

Dobbiamo dolercene o gioirne? Io non ho dubbi, ma capisco che giocare a spararsi sui piedi è molto più emozionante.

Anche Matteo Salvini ha fatto l’eccitante esperienza. E forse non ne è proprio contento.

Allons enfants, en marche.

Ernesto Trotta

Torino