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Fca, prove di fusione

L'accordo sembra esserci, forse sarà la volta buona.

di Giuseppe Turani |

L’annuncio della fusione Fiat-Peugeot è ormai ufficiale. Perché questa decisione?

Le ragioni sono due e facilmente comprensibili.

1- Nell’auto le dimensioni, come i complimenti in amore, non bastano mai. Ormai i mercati sono internazionali e lo stesso modello deve essere appetibile a Palermo come a Austin. Più si è grandi e presenti sui vari mercati, più il gioco riesce facile. D’altra parte la Fiat, oggi Fca, ha sempre cercato fusioni e accordi, proprio perché consapevole che il mercato stava diventando globale e che bisognava essere molto più grandi di Torino: il professor Valletta, creatore della moderna Fiat, era solito affacciarsi alla finestra e indicare le colline: smetteremo di crescere, diceva, quando gli stabilimenti arriveranno là. Ma si sbagliava: oggi la Fca ha stabilimenti ovunque, anche negli Stati Uniti.

2- Inoltre, dietro l’angolo c’è il grosso problema dell’auto elettrica, della quale si sa ancora poco, tranne un paio di cose. La prima è che non si può rischiare di rimanere fuori da questo mercato, che probabilmente fra qualche anno sarà determinante.

Ma si sa anche che, almeno per i prossimi cinque anni, l’auto elettrica resterà comunque molto marginale, ovunque. Con ricavi assolutamente irrilevanti.

Nel frattempo servono grossi investimenti per non rischiare di essere fuori quando l’auto elettrica finalmente decollerà.

In sostanza, l’auto elettrica è la più grossa scommessa che il mondo dell’auto deve affrontare: senza grossi investimenti non si va da nessuna parte, ma d’altra parte nessuno sa bene dove si finirà. Non rimane che correre.

E allora più grandi si è meglio è. In un primo tempo, infatti, nell’intesa Fca-Peugeot doveva entrare anche una casa giapponese. Probabilmente si ritenterà dopo questo primo accordo.

Inevitabili le polemiche: ma allora la Fiat non è più italiana? La Fiat, anzi Fca, è dei mercati da molto tempo ormai. E sono i mercati a dettare le localizzazioni e le strategie, non più i governi o i vecchi azionisti.