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Nelle mani della signora Lezzi

Chiudere il centro siderurgico di Taranto. No a qualsiasi modernità.

di Giuseppe Turani |

Avete presente Barbara Lezzi? È quella grillina con una gran testa piena di capelli spettinati, che le danno sempre l’aria di una furia pronta a esplodere. Sembra che la nemica numero 1 del centro siderurgico di Taranto sia lei. In più occasioni, in campagna elettorale, ha promesso ai propri elettori che, se eletta, ne avrebbe ottenuto la chiusura.

La Lezzi è la stessa che voleva bloccare anche la Tap (gasdotto): “Avete mai provato a appoggiare un asciugamano bagnato su un tubo della Tap?”. Più tardi, con calma, le hanno spiegato che la cosa non era possibile perché il tubo della Tap corre dieci metri sottoterra.

La sua idea, perfettamente in linea con il pensiero del comico genovese e l’ideologia grillina, è che si debba tornare a un’Italia silvo-pastorale, con le mucche che pascolano ai semafori delle città, i bambini che cantano in coro e le famigliole che vanno in gita in bicicletta appena fuori porta. E che magari si curano la polmonite con qualche decotto fatto dalla zia della signora Lezzi.

I destini del paese, in una certa misura, sono in mano a gente di questa fatta, di questo spessore culturale (è segretaria d’azienda), gente che odia la modernità, anche minima.

E che quindi non si rende conto della catastrofe per la settima potenza industriale del mondo di non avere più una siderurgia e che certo non potrà fare le automobili di cartone.

Per oggi, ci si può fermare qui. Con la sola aggiunta di quei leghisti che se la prendono con la signora Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazisti (porta ancora il numero di matricola inciso sul braccio), definita semplicemente “Nonnetta non eletta”. In realtà, è senatrice a vita per designazione presidenziale. Ma i leghisti, si sa, sono gente spiccia.

La senatrice, comunque, era e è una signora. Si è detta disponibile a incontrare Salvini per spiegargli cosa ha attraversato la sua generazione. Scommetto che l’incontro non si farà mai.

Salvini è occupato a vincere la sua personale “battaglia di Stalingrado”, cioè la competizione elettorale per il controllo dell’Emila Romagna. A Salvini interessano solo i voti. Le idee sono cose di un tempo antico.