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Lo stipendio pubblico universale

La più colossale presa in giro mai vista in Italia.

di Giuseppe Turani |

Doveva essere un esperimento sociale tale da far impallidire tutto quello che è stato scritto e provato da Carlo Marx in avanti, compreso il new deal di Roosevelt. Il reddito di cittadinanza, 780 euro al mese per tutti i cittadini. Poi qualcuno ha fatto bene i conti e la platea si è ristretta. Oggi, la più grande rivoluzione sociale mai pensata al mondo (uno stipendio pubblico per tutti) si è ridotta a una specie di mancia e riguarda poco meno di un milione di persone. Ben distribuite, però. In pratica quasi solo al Sud: Napoli, Palermo, ecc.

In totale si tratta di una cifra modesta: 400 milioni al mese. Quattrocento milioni buttati via per un esperimento sociale già fallito. Ma che diventano tanti in un paese in cui si fatica a trovare 30 milioni per sistemare un argine o 100 milioni per far volare ancora per qualche mese Alitalia.

La cosa grottesca (e un po’ tragica) è che risulta quasi impossibile liberarsi da questo vincolo, e per una ragione molto semplice. I 5 stelle hanno pensato a questo reddito di cittadinanza per dieci anni di fila. È stato la loro più vistosa bandiera. La loro promessa più forte: basta pensieri e angosce, tutti avrete uno stipendio e potrete concentrarvi sulla vostra vita. A voi penserà lo Stato. Comincia una nuova era. Buone letture, passeggiate, grandi amori, grandi emozioni.

Come si fa a dirgli che la nuova era dovrebbe finire il prima possibile perché sono solo soldi buttati e, in più, non è cominciata alcuna nuova era. Ci sono solo un po’ amici che ricevono un assegno dallo Stato. In più c’è il sospetto (abbastanza fondato) che questi soldi finiscano non solo in poche mani, ma anche nelle mani sbagliate. Secondo il governatore della Campania, De Luca, il reddito di cittadinanza nella sua regione serve soprattutto a sostenere la manovalanza della camorra, quella pagata poco. Il più fantastico esperimento sociale mai tentato nel mondo, cioè, sembra si sia trasformato nel finanziamento pubblico della malavita.

Basterebbe già questo, e alla Finanza servono due ore per accertare se De Luca ha ragione, per decidere di chiudere questo esperimento sgangherato e malfatto.

Un conto è aiutare chi ha bisogno perché è stato sfortunato, un altro è dare soldi pubblici a chi contrabbanda sigarette e gira magari in Porsche, strombettando felice a ogni curva.

Però, insistere, proseguire nell’errore sarebbe ancora peggio.

Forse è meglio chiudere questa pagina poco onorevole e passare a qualche altra idea.

(Dal Giorno, Nazione, Carlino del 21 novembre 2019)