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Grillo va processato perché è Grillo

L'elenco dei suoi misfatti sarebbe lungo, ma non serve: ha fatto abbastanza danni da meritarsi di salire sul banco degli imputati. 

di Giuseppe Turani |

Sulla scena politica italiana si aggirano due figure patetiche: Beppe Grillo e Giggino Di Maio. Quest’ultimo fa così pena che, se non fosse stato di un’arroganza senza pari, potrebbe anche ispirare commozione e solidarietà. Giggino sbraita, urla, sorride, sgrana gli occhioni, promette l’universo a tutti, minaccia sfracelli, ma tutti sanno che è innocuo: può fare solo del male a se stesso. Forse nemmeno ha capito più del 10 per cento di quello che ha fatto. La mia cagnolina Poldina è più autorevole. Le elezioni in Emilia-Romagna non ci sono ancora state, ma si sa già che andrà al 10 per cento, o anche meno, e a quel punto sarebbe dignitoso un veloce ritiro.

Già si sapeva che non era un’aquila, ma è bastato un anno di governo per capire che la politica proprio non fa per lui, meglio il calcetto o qualche corsa nei prati.

Grillo è ancora più patetico. Si era convinto di avere in mano l’Italia, sia pure per interposta persona. Invece si ritrova solo con un Giggino da ricollocare e da consolare nelle notti fredde e buie che li attendono. Come colpo di scena finale, pensa alla Lezzi al posto di Giggino o Dibba, due zeri assoluti.

Il suo grande sogno, controllare l’Italia intera (lui, comico mai decollato, sempre in seconda fila) è svanito. Il pallone che aveva fatto crescere a forza di Vaffanculo, i 5 stelle, gli si è sgonfiato in mano.

Nessuno lo riceverà più al Quirinale per discutere del governo da fare. Nessuno starà più a sentire le sue cretinate da bar sport su salario pubblico per tutti e altre frivolezze.

Si torna tutti a casa, a litigare con la moglie per gli scontrini del supermercato e sotto gli sguardi irridenti dei condomini.

Spiace solo che non si possa varare un Tribunale speciale per processarlo: pochi hanno fatto più male al paese. Ha diffuso e legittimato il rancore come modo di vita, ha teorizzato che cretini conclamati potessero fare i ministri e occuparsi della vita di migliaia di persone.

Una pessima persona, di cui Di Maio è stato il fedele scudiero e anche lo specchio.

Una coppia che in un paese appena normale sarebbe già sul banco degli accusati per rispondere dei propri crimini.

Ma fare l’elenco dei delitti di Grillo non serve. Come disse Saint Just del re Luigi XVI: gli va tagliata la testa non perché abbia fatto questo o quello, ma perché è il re.

Grillo perché è stato Grillo, un seminatore di odio.