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Il ciarlatano

Tutti i grandi errori di Salvini, personaggio da osteria, non statista.

di Giuseppe Turani |

Salvini è proprio un fissato, una sorta di maniaco. In alcune interviste recenti è tornato a chiedere elezioni subito e pieni poteri. Non avrà nessuna delle due cose. Nessuno, a parte lui che si sente sulla cresta dell’onda vuole andare a votare. Non lo vogliono soprattutto i cinque stelle, visto che tre quarti di loro dovrebbe tornare a casa dalla mamma. Non lo vogliono i Pd perché non si sentono mai pronti.

Quanto ai pieni poteri bisogna ricordare a Salvini che non li chiese nemmeno Mussolini? Se li prese, ma non ne fece mai richiesta.

Perché invece il capo della Lega è così deciso e spudorato. C’è una ragione. Tende a suggerire al suo elettorato che lui, con in mano i pieni poteri, potrebbe salvare l’Italia senza perdere tempo in inutili discussioni parlamentari. Tic, tac, toc, ecco Salvini mago maghetto.

Per fortuna alle spalle non ha legioni di squadristi con il manganello in mano, ma solo dei bravi bottegai con poca voglia di pagare le tasse. Quindi non andrà da nessuna parte. Anche perché non è abbastanza intelligente.

Mentre chiede i pieni poteri non si è accorto che il suo eccessivo presenzialismo, ha sollevato contro di lui il più grande movimento di massa spontaneo degli ultimi venti anni: quello delle sardine. Nessuno ha organizzato questo movimento, nessuno lo finanzia, ma appena Salvini annuncia che andrà in una città le piazze si riempiono di sardine incavolate con lui. E di solito sono giovani, più qualche mamma. Non accade per nessun altro leader politico. Persino Giorgia Meloni passa indenne.

Salvini sarà anche in testa ai sondaggi, ma di sicuro c’è mezza Italia che non lo sopporta.

In queste condizioni, è bene ricordarglielo, non governerà mai l’Italia. Se disgrazia vuole, potrà anche andare a Palazzo Chigi, ma poi dovrà stare chiuso là dentro a giocare a freccette con Giorgetti. E ogni giorno ci sarà una manifestazione contro di lui. Ha giocato la carta dell’antipatia e del gradasso, ma è andato oltre.

Se qui è malvisto, in Europa e nel mondo è considerato un fenomeno da baraccone, una cosa che solo in Italia poteva avere successo. Una sorta di essere primitivo, mangiatore di frittelle e esibitore di rosari, fra lo sconcerto di frati e canonici. Una roba a metà strada fra il santo bevitore e il frequentatore di osterie. Persino l’orrendo Trump al confronto appare un gentleman inglese.

Dovrebbe imparare l’umiltà, ma forse è troppo per lui.

Posso solo ricordargli l’esempio di De Gasperi, che si presenta alla conferenza di Parigi dopo la guerra e umilmente comincia il suo intervento, da belligerante sconfitto, con le semplici parole: capisco che, a parte la vostra personale cortesia, qui tutto mi è ostile, ma siamo un paese che vuole ricominciare.

Dopo, tutta una gara a aiutare l’Italia, fino alla firma dei trattati europei avvenuta a Roma, in omaggio alla “nuova” Italia.

Ecco, avere contro tutti può anche essere, a volte, una buona strategia di marketing, ma di solito non porta a niente.

La grande abilità di De Gasperi è stata che in una settimana ha fatto di un paese ex-fascista, guerrafondaio, inattendibile, una colonna dell’occidente, con amici in tutte le capitali mondiali.

Il bravo politico cerca amici, il pessimo coltiva nemici. Sbandiera rosari a sproposito, invoca l’aiuto della Madonna (come non avesse altro da fare). Scomoda i santi.

Un ciarlatano. Potrebbe vendere pozioni per far ricrescere i capelli.