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Stiamo a casa

Dalla peste bovina al coronavirus.

di Ernesto Trotta |

La virologa Ilaria Capua, ex-deputata, la cui terribile storia di mala giustizia e mala informazione (forse ricorderete, era il 2014-16), l’ha portata a lavorare fuori dall’Italia, in Florida, ci spiega che il passaggio di virus dagli animali all’uomo non è cosa rara in natura: ne avvenne uno molto importante circa 8.000 anni fa, quando si cominciò ad allevare i bovini. La “peste bovina” fece il salto sul genere umano e da allora è ancora con noi, meglio conosciuta con il nome di “morbillo”. Sì, proprio lui, il vecchio, caro e pericolosissimo morbillo. Ce ne dobbiamo vaccinare ancora oggi, malgrado l’ottusa opposizione dei No-Vax (ma dove sono finiti, insieme al loro nefasto trombone Beppe Grillo?).
La dottoressa Capua ci ricorda che anche questo Covid-19 è di provenienza animale (è provato che non è di origine “artificiale”, con gran rammarico dei complottisti) e che anch’esso ha fatto il salto sul genere umano; la mobilità legata alla globalizzazione lo ha trasportato in giro per tutto il mondo in pochissimo tempo e adesso potrebbe restare a lungo con noi, il che non sarebbe per forza un male, visto che conviviamo pacificamente (più o meno) con una quantità di virus da tempo immemorabile.
Adesso bisogna superare questa fase acuta di contagio, sperare di limitarne le conseguenze nefaste con il distanziamento sociale, l’unico rimedio che funziona, supportare i sistemi sanitari, quindi cercare e trovare farmaci e vaccini, e poi finalmente prepararsi meglio per possibili future evenienze, che ahimè non mancheranno di certo.
 
Quanto sopra mi sollecita qualche considerazione sul rapporto del genere umano con quella che chiamiamo Natura, cioè tutto quello che esiste (che lo conosciamo o meno), compresi noi stessi (che ci conosciamo, più o meno).
Non c’è alcun rapporto morale con tutto quello che ci circonda. Non c’è giusto o sbagliato. Natura noi, natura i virus ed i batteri, natura gli asteroidi che ci girano attorno spesso minacciosi, natura i vulcani e le faglie pronte ad aprirsi ed inghiottire o sconvolgere aree più o meno estese. Natura il leone che sbrana la gazzella, natura noi che alleviamo bovini, suini, ovini e li mangiamo, spesso con piacere, per sopravvivere. Natura il grano, il riso, la frutta e la verdura che coltiviamo, natura infine il gas e il petrolio che abbiamo sotto i piedi, che solo da un paio di secoli abbiamo imparato a bruciare per scaldarci, muoverci, produrre, e tutta un’altra quantità di cose, per noi tremendamente importanti (inutile fare gli snob …), e che abbiamo capito, forse, di dovere sostituire al più presto, se non vogliamo subire le reazioni che il resto della natura mette automaticamente in atto in conseguenza delle nostre azioni (emissione di CO2, riscaldamento globale, cambiamento climatico, con ciò che consegue).
 
E allora? Allora capita che in tutto questo gran bailamme dell’universo solo noi umani (almeno per quanto ne sappiamo finora) abbiamo coscienza di tutto ciò, solo noi ci ragioniamo sopra, solo noi possiamo scegliere di fare o non fare certe cose. Tutto il resto della natura si muove secondo leggi che in parte conosciamo ed in parte ignoriamo e al massimo reagisce, o si adatta, alle scelte che operiamo, fregandosene altamente di noi che siamo una parte passeggera e perfino trascurabile. Siamo qui solo da qualche decina di migliaia di anni e forse non ci resteremo ancora per altrettanto (non lo sapremo mai).
 
Siamo quindi noi che dobbiamo imparare a proteggere noi stessi dalle possibili aggressioni di tutto quanto abbiamo intorno, ma anche dalle scelte che noi stessi possiamo fare o non fare e che possono ritorcercisi contro, visto che agiamo spesso sconsideratamente.
 
Abbiamo con tanti sforzi e tanti sbagli messo su una civiltà (la chiamiamo così) molto complicata, molto interconnessa, molto delicata, appesa a tante realizzazioni anche utilissime, ma dalle quali finiamo per dipendere spesso senza alcuna alternativa. Se qualcosa si inceppa all’improvviso e senza che noi l’avessimo saputo prevedere, andiamo in crisi e cominciamo a mettere in discussione tutto da capo, compromettendo di molto le possibilità di venirne fuori.
Cominciamo a maledire il progresso, gli oggetti, le tecnologie che non ci salvano, annaspiamo di fronte alla mancanza di oggetti basilari e semplicissimi come le volgari mascherine (niente di più complicato di un assorbente o di un pannolino), non riusciamo a capire che distanziamento sociale significa stare lontani e non giocare a pallone sul prato di un parco, né chiacchierare sulle panchine, né accalcarsi in coda al supermercato per accaparrarsi beni che NON mancano. È troppo? Richiede un particolare livello di coscienza? Certo che no.
 
Richiede però la capacità di capire che la Natura NON è ai nostri ordini e fa sempre quello che vuole, quello per cui è programmata dalla sua origine. Siamo noi che dobbiamo essere tanto sagaci da non farci prendere alla sprovvista e garantirci il massimo di possibilità di sopravvivenza. Maledire la sorte malvagia e ria o prendersela coi politici che noi stessi abbiamo scelto non serve a nulla: serve invece ragionare, valutare le possibilità, controllarsi, programmare, insomma imparare dall’esperienza. Cosa che dopotutto e fin da quel dì ci ha fatto progredire ed arrivare fin qua.
Per la Natura, della quale siamo parte integrante, noi non siamo più nefasti di un asteroide, di un terremoto o di un virus; il problema è che spesso ci danneggiamo da soli e non capiamo che il rispetto della natura comincia dal rispetto per noi stessi che tanto, se la natura reagisce, siamo i primi a soccombere.
 
Allora, cerchiamo di imparare a convivere al più presto con questo nuovo minaccioso virus, studiamo sempre più a fondo e cerchiamo di capire quello che abbiamo intorno, mettiamo a punto strategie e piani per fronteggiare le emergenze, che tanto non mancheranno mai, sfruttiamo la nostra capacità di comprendere, elaborare, intervenire. Il virus non è intelligente, noi sì (anche se non sempre si direbbe …).
E ricordiamoci che è sempre meglio accendere una candela che imprecare contro il buio.
 
Nel frattempo, però, stiamo a casa.
 
Ernesto Trotta
Torino