Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Primo Piano

Il volo delle scrivanie

La Regione meriterebbe una dura contestazione, mai visti incapaci così.

di Giuseppe Turani |

Moltissimi anni fa ho scelto Milano come città in cui abitare. Perché Milano è l’unica città italiana europea e aperta. E abbastanza aperta. Nessuno ti chiudeva la porta in faccia se andavi a tirare qualche uovo alla prima della Scala. Anzi, i più fortunati andavano a prendere il tè a casa di Giulia Maria Crespi, il massimo della “nobiltà” locale.

Ma in questi ultimi giorni i milanesi mi hanno deluso. Per più di un motivo.

Intanto, invece di essere contenti perché Silvia Romano (un po’ un balordina) è tornata a casa, sana e salva dai suoi, un po’ di esaltati si sono messi a infastidirla. Al punto che dovrà essere protetta dalla polizia. Cosa del resto che era capitata anche alla quasi novantenne Liliana Segre, sopravvissuta ai campi di concentramento nazista.

Si dirà, ma sono pochi balordi, gruppetti di esaltati. Certo, ma nella Milano di una volta non avrebbero avuto nemmeno il coraggio di uscire di casa perché sarebbero stati presi a sberle dai passanti.

Il secondo motivo di lamentela (oggi va così) è dovuto al fatto che, invece di perdere tempo con Silvia, i milanesi per bene dovrebbero andare davanti al palazzo della Regione e rendere la giornata impossibile a Fontana e ai suoi amici: mai visti personaggi più improbabili e incapaci. Se in questa vicenda del virus si potevano commettere degli errori, loro li hanno commessi quasi tutti. E proseguono. Si vantano di aver gestito la pandemia meravigliosamente, quando Milano è in cima alla classifica delle città contagiate. Hanno fatto aprire in fretta e furia l’ospedale in fiera: non è servito a niente e presto verrà chiuso. Non sto a fare i conti dello spreco monetario. Conta di più lo spreco organizzativo. La città, anche se molti dicono di no, possiede una delle migliori sanità europee, con tanti specialisti di altissimo livello, ma i politici (pessimi, frattaglie di grillini, Lega e altro) hanno voluto gestire in prima persona cose di cui non capivano nulla.

Un tempo (ma forse un po’ mi illudo) avremmo visto le scrivanie di Fontana e dei suoi amici volare in strada.

Milano si conferma città civile. Fin troppo.