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Primo Piano

E adesso? Panna montata

Un gran rumore, ma novità zero.

di Ernesto Trotta |

Fuffa. Panna montata. Bolla mediatica. Per settimane, martellante, ossessiva …
Poi però si contano i voti e si scopre che, per modificare davvero la realtà, fortunatamente ci vuole di più che un coro di baccanti che elevano peana (mi perdoni il sommo Gianni Brera …).
Giani in Toscana ed Emiliano in Puglia (Regioni in bilico, testa a testa, all’ultimo voto, elezione-fine-di-mondo, …) vincono con 7-8 punti di vantaggio sulle destre. Più o meno come Bonaccini in Emilia-Romagna a gennaio. Con o senza sardine.
 
Ma la prossima volta sarà uguale. E poi ancora, fino a quando però capita che la bolla scoppia e il mondo si becca un Donald Trump.
Giochi pericolosi, sulla pelle della democrazia e soprattutto sulla pelle dei cittadini che ambirebbero (non tutti, ne sono conscio) a poter scegliere liberamente, senza essere martellati né talvolta subornati dai maestri palesi o occulti della comunicazione.
La democrazia è un oggettino delicato, fragile, non adatto ad essere sballottato di qua e di là. Richiede coscienza, informazione ed anche un po’ di formazione, altrimenti diventa una riffa selvaggia, dove il più furbo vince tutto il cucuzzaro.
Capisco che è illusorio, che la realtà vera è dura da digerire, ma in fondo i cittadini che pensano non sono pochissimi, e a loro spetta la responsabilità di tenere viva la fiammella delle libertà civili, della democrazia, del riformismo. Sono élite? Può darsi, ma se si parla di qualche milione di persone, allora è proprio una bella élite… da curare, da proteggere, da sviluppare. Non è aristocrazia, non è solo una congrega di fumosi intellettuali, è popolo. Sarà pure minoranza, ma non è una riserva indiana.
Il problema, come al solito, è andare al potere, trovare le parole per convincere qualche altro milione di persone che si può fare, si può cambiare strada. Bisogna costruire una proposta ampia. Il riformismo non è solo roba da convegni …!
 
Il M5S canterà vittoria per il referendum e Di Maio si sentirà come Giulio Cesare che torna dalle Gallie: ma che altro possono fare? Se fossero onesti, se fossero…, capirebbero che la loro proposta anticasta non è affatto diventata “senso comune”. Molti milioni di persone (gli oltre sette del NO più almeno una metà dei SI, che hanno votato per disciplina di partito o nella speranza di avviare un ben più profondo processo di riforme, e siamo in tutto a più di quindici) non si bevono le loro panzane sulle “poltrone” occupate da parassiti di Stato.
Nelle regionali i grillini hanno preso una batosta incredibile, sono ridotti a percentuali da una cifra; non ne parleranno, loro e i loro corifei, glisseranno, ma lo sanno, eccome se lo sanno che è così. Si aggrapperanno al 70% del referendum (diciassette milioni) e sarà divertente vedere quanti esimi e severi commentatori “indipendenti” si rifiuteranno di dar loro corda su questa ennesima panzana …
 
Il centrosinistra può tirare un respiro di sollievo, ma breve, tenue, non di più, perché i problemi sono ancora tutti lì.
Senza un raggruppamento, che sia una coalizione ampia o un Partito ampio, non si vince. Il 2023 non è dietro l’angolo, ma guai a non capire adesso che bisogna prepararsi in tempo.
Il PD deve essere capace di avere altre ed alte ambizioni, Italia Viva deve capire che può fare il grillo parlante (cosa che Renzi e i suoi fanno indubbiamente molto bene), ma deve inserirsi in un discorso più ampio, e così Calenda, Bonino, Speranza, Verdi, e cespugliame vario. Come è del tutto evidente da almeno vent’anni, o si vince (e poi si governa ordinatamente) insieme o si perde. E si perde di brutto di fronte alla destra più scalcagnata ed improponibile che si sia mai vista in Europa. Roba da vergognarsene per l’eternità.
 
Sursum corda! Alla faccia dei catastrofisti, questo tornante è passato senza catastrofi: ben altri problemi ora ci attendono. Non perdiamoci d’animo: non siamo soli nell’universo Italia: qualcuno aspetta, spera, lavora, si sbatte per andare avanti. È ora di riprendere un incitamento passato un po’ in disuso. En marche!
 
 
Ernesto Trotta
Torino