Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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Primo Piano

Intanto si muore

Abbiamo meccanismi decisionali complessi e perfetti. Ma confusi e lentissimi.

di Giuseppe Turani |

Siamo alle solite. I ministri ci sono, gli esperti pure, le task force sono incessantemente al lavoro (e in televisione), ma poi si scopre che in Lombardia (regione di livello europeo) non si trovano i banali vaccini antiinfluenzali, le mascherine e altro ancora.

E ci si interroga su un paese che non sa nemmeno provvedere alle cose più elementari. La spiegazione, forse, è però più semplice del previsto.

Secondo un vecchio studio della Uil in Italia sarebbero un milione e mezzo le persone che vivono di politica. Lo fanno per lavoro e da essa traggono in loro reddito. Dato il tempo trascorso e il moltiplicarsi delle istanze democratiche, credo che la cifra di un milione e mezzo possa essere opportunamente raddoppiata. Oggi, quindi, sarebbero intorno ai tre milioni quelli che in Italia ruotano intorno alla politica (a volte con stipendi da favola, vedi consiglieri regionali del tutto inutili, ma con oltre 10 mila euro al mese).

Poiché sono lì e sono pagati, è ovvio che vogliano dire la loro. Visto che sono in tanti, è inevitabile una riunione di comitato con annesse discussioni chilometriche. Così dove sarebbe bastato dare un ordine a un impiegato perché procurasse 10 milioni di mascherine, alla fine si raggiunge un compromesso al ribasso, facciamo due, così anche la componente no vax è felice.

Con queste premesse è inevitabile tremare in vista della necessità di vaccinare 40-50 milioni di persone, due volte, alla distanza di qualche settimana, con un vaccino che va conservato a -80 gradi..

Ma forse no. Ci sarà la solita soluzione all’italiana, il privato. Se paghi in contanti, tutto scorrerà liscio: il farmacista ti passerà le dosi, un’infermiera verrà a casa a farti le iniezioni. E sarai a posto.

Ma se non sei abbiente e non puoi pagare? Come dicono a Milano, ti attacchi al tram e speri nella buona sorte. Se no, muori.

I comitati, però, si riuniranno e cercheranno di stabilire di che cosa sei morto: va be’, era un fumatore abituale, poi era anziano e anche un po’ disordinato. Sarebbe morto comunque.

Tutto questo in una delle regioni più avanzate del paese. Gestita da personaggi che fanno quasi paura solo a vederli, gente modestissima, da quattro soldi. E pensare che a Milano c’è la più alta concentrazione di intelligenze e competenze d’Italia. E una serie di funzionari pubblici di ottimo livello. Salvini può dire quello che vuole, ma l’attuale ministro dell’interno, l’ex prefetto di Miano Lamorgese, fa il suo mestiere cento volte meglio di come lo faceva il Salvini bauscia.

Conclusioni? Viviamo in una democrazia troppo affollata, ci sono troppi stupidi che pensano di avere titoli per decidere della nostra vita solo perché sono stati eletti grazie a promesse dimenticate quasi subito.

Semplificare, per davvero. I medici di base, ad esempio, più che altro passano il tempo a compilare moduli per varie istanze superiori: prescrivere un’aspirina è quasi come concedere una licenza edilizia.

Piccola parentesi. Anni fa ero stato nel Morbihan, Nord della Francia, posto  bellissimo con tante belle villette molto ordinate. Si scopre che i regolatori locali avevano messo a punto uno schema di villa, dalla più piccola alla più grande, ma nello stesso siile: ognuno poteva scegliere e poi chiamare i muratori. Tutto molto semplice e pulito. Veloce.

Noi invece abbiamo procedure a prova di attacco nucleare, ma mezza Liguria sarebbe da abbattere perché del tutto abusiva.

Temo che con la nostra salute, in tempi di Covid, si rischi di fare la stessa fine. Comitati e cautele a spiovere. Intanto si muore.