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Gli insofferenti

Le limitazioni sono ragionevoli, inutile lamentarsi. Poi, comunque, arriverà il conto da pagare. (Cervi nelle strade deserte)

di Giuseppe Turani |

Gli insofferenti.

Che cosa spinge delle persone più o meno normali a accendere il computer e a mettere in Rete sproloqui contro i vaccini? Niente. A parte il desiderio di farsi notare. E di rompere le scatole al prossimo. Di solito non sono medici, non hanno studiato nulla (tutti laureati della strada, viottoli e sentieri impervi). Però pensano che andare contro l’opinione  comune sia appagante, un segno quasi distintivo. In tutto il mondo si stanno facendo sforzi giganteschi per produrre i vaccini e vaccinare le persone (unico rimedio conosciuto insieme all’isolamento), ma ci sono quelli  che ritengono chic e forse anche snob fare i bastian contrari. Dire che si tratta di semplici stupidi forse è poco. 500-600 morti al giorno non sono sufficienti? Cento mila morti in totale sono pochi?

Così come non basta il sapere (già, ma bisognerebbe sapere) che importanti malattie sono semplicemente scomparse grazie alle  vaccinazioni di massa (ricordate a scuola? Molti di noi hanno ancora i segni sulle braccia).

E’ probabile che questa categoria di stupidi sia la stessa che a suo tempo ha pensato davvero che i monopattini (finanziati dallo Stato, orrore) fossero un diverso modo di immaginare la mobilità urbana.

A Milano solo pochi giovanetti un po’ cretini (e esibizionisti) li usano. Le alternative (tram, autobus, metropolitana) sono più interessanti e più comode. E, di solito non si casca dal tram, e non si va in ospedale, come invece accade agli sciocchi pattinatori.

Un’altra categoria di insofferenti è costituita da quelli che dicono: non ce la faccio più con tutte queste limitazioni. Sto andando in crisi.

E’ comprensibile. Ma bisogna anche cercare di esser realisti. Nessuno ci sta chiedendo sforzi immani. Solo di non essere eccessivamente imprudenti. Quest’anno non siete riusciti a fare il tradizionale cenone? Ci sono buone probabilità per l’anno prossimo. L’importante è esserci l’anno prossimo.

In conclusione, non ci stanno chiedendo di andare sulla Luna a piedi, ma solo di non essere sventati.

Dovevano pensarci autonomamente.

Diverso è il ragionamento per quelli che hanno attività che senza la circolazione delle persone vanno in fallimento (bar, ristoranti, ecc.). In questo caso sono giusti gli aiuti di Stato. Come è giusto che si sappia che questi aiuti, alla fine, saremo noi, o i nostri discendenti, a pagarli.

Insomma, è inutile illudersi. Di gratis, in questo mondo, c’è solo il levar del sole. Tutto il resto si paga.

Anche questa maledetta pandemia.