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Villaggio Globale

La Francia vuole la Gafa tax

Prende il nome da Google, Apple, Facebook, Amazon e vuole tassare i giganti dell'hi-tech. In Italia è già stata approvata.

di Redazione |

Anche la Francia punta a introdurre una tassa che vada a colpire i giganti dell'hi-tech, la cosiddetta Gafa tax dalle iniziali di Google, Apple, Facebook, Amazon. In attesa di una web tax europea, che al momento fatica a decollare per indisponibilità di alcuni paesi ad aderire all’iniziativa (sono favorevoli 23 dei 27 membri dell’Ue), l’Europa si sta muovendo in ordine sparso.

Il governo gialloverde, ad esempio, l’ha introdotta con l’ultima legge di Bilancio, ma non è ancora attiva in quanto mancano i decreti attuativi. Prevede una tassa del 3 per cento sui ricavi delle società digitali con fatturato globale superiore ai 750 milioni di euro e introiti generati in Italia maggiori di 5,5 milioni.

La web tax francese è abbastanza simile a quella italiana. Introduce una tassa del 3 per cento per le aziende che hanno un giro d’affari mondiale di 750 milioni di euro, di cui 25 milioni generati in Francia. Oltre ai 4 citati big mondiale del web, la tassa verrebbe quindi estesa a una trentina di multinazionali, quasi tutte americane, che operano Oltralpe.

La Francia stima di realizzare un gettito annuo di circa 500mila euro. Ma soprattutto, come ha detto il ministro dell’economia Bruno Le Maire, si tratta di una misura «che ristabilisce giustizia fiscale e aiuta a costruire la fiscalità del 21esimo secolo».

Non è infatti corretto che queste aziende producano utili elevati in singoli stati europei andando poi a pagare le tasse in paesi che sono diventati una sorta di paradiso fiscale come l’Irlanda e il Lussemburgo. Non è certo un caso che siano proprio Irlanda, Lussemburgo e Olanda, ossia quei paesi che hanno introdotto un regime fiscale agevolato per le aziende del web, a bloccare in sede europea il varo della web tax spingendo alcuni governi a muoversi in autonomia.

Con il disegno di legge francese sulla web tax, si allunga la lista di paesi dove per i big di internet diventerà meno conveniente fare affari. Come ha ricordato Maire, in Europa sei stati membri la metteranno a breve in pratica mentre Australia e India hanno già adottato forme analoghe di tassazione digitale.

Il vento, insomma, sta per girare. Poche settimane fa anche il commissario Pierre Moscovici ha criticato aspramente i paesi che hanno varato agevolazioni, accusandoli di sottrarre risorse tributarie agli altri stati dell’Unione europea. Mentre il Regno Unito ha definito di recente il comportamentto di Facebook come quello di un gangster digitale annunciando una normativa più severa sulla privacy e multe salate in arrivo

Ma i big dell’hi-tech, ovviamente, dissentono. La Computer & Communications Industry Association ha fatto subito notare che la tassa francese finirà per essere pagata dai consumatori in quanto i colossi della tecnologia tenderanno a trasferire il minor guadagno agli intermediari più piccoli e poi, a catena, ai piani inferiori fino a colpire direttamente gli utenti finali.