Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Villaggio Globale

Jumia atterra a Wall Street

Debutto col botto per l'Amazon del continente africano. Ma affiorano alcune ombre sul primo unicorno hi-tech dell'Africa. 

di Redazione |

Debutto con il botto al New York Stock Exchange per Jumia, il corrispondente africano di Amazon e della cinese Alibaba. Venerdì 12 aprile, al termine della prima giornata di contrattazioni, i titolo ha superato i 25 dollari per azione, con un rialzo del 75 per cento rispetto al prezzo di collocamento di 14,50 dollari. Sul mercato sono andati 13,5 milioni di azioni.

Si tratta del primo unicorno proveniente dell’Africa a varcare i cancelli di Wall Street. La società fondata a Lagos, in Nigeria, ha infatti superato 1 miliardo di dollari di valore, ma restano molti punti interrogativi.

Jumia è attiva nella vendita di articoli di abbigliamento, accessori, beauty, hi-tech e di altri settori, oltre a una serie di servizi, che vanno dalle consegne di pasti a domicilio alla prenotazione di voli e soggiorni, fino alla spesa online in sinergia con Carrefour.

Il modello di business di Jumia non ha però ancora prodotto utili. A fronte di ricavi saliti l’anno scorso del 40 per cento fino a sfiorare i 150 milioni di dollari, il gruppo non ha ancora realizzato una redditività positiva. Anzi, dalla nascita pare che il gruppo abbia accumulato perdite per circa 1 miliardo di dollari. Tanta euforia potrebbe dunque essere mal riposta.

Dopo aver perso circa 200 milioni di dollari sia nel 2017 che nel 2018, nulla fa pensare a un’inversione di rotta nel 2019. Chi investe in Jumia dovrà quindi avere pazienza. Deve sapere che dovrà aspettare ancora un po’ per vedere il primo esercizio in utile e incassare il primo dividendo dalla società.

Certo, le prospettive di business sono promettenti. In Africa le vendite online ammontano a circa 16,5 miliardi di dollari (dato 2017) e dovrebbero crescere fino a 29 miliardi entro il 2022. Il mercato è dunque in espansione. Ma, a differenza dei paesi occidentali, nel continente africano l’e-commerce non ha vita facile.

Il trasporto e il recapito della merce non sono altrettanto semplici come nei mercati sviluppati. Gli uffici postali non sono altrettanto capillari e efficienti. Le società di e-commerce sono costrette a creare una propria rete di distribuzione che fa inevitabilmente lievitare i costi. Diversi concorrenti di Jumia hanno gettato la spugna, da Konga a CFAO a Naspers. Ci sono poi altri problemi con cui confrontarsi, a partire dal rischio politico che in Nigeria, e in generale in parecchi paesi africani, resta elevato.

Jumia è un’eccezione. A salvarla il fatto che ha saputo guardare oltre l’Africa. La società è stata fondata nel 2012 da due francesi, Sacha Poignonnec e Jeremy Hodara. La Nigeria è il suo mercato più grande ma opera anche in altri 14 paesi africani tra cui Kenya, Marocco e Egitto. Jumia però è stata registrata anche a Berlino, ha il suo quartier generale a Dubai e lo sviluppo tecnico della piattaforma avviene in Portogallo mentre per la quotazione ha scelto Wall Street. Insomma, alla fine di africano in Jumia rimane poco, anche se la sua quotazione resta una buona occasione per parlare dello sviluppo tecnologico dell'Africa. 

Ma l'approdo in borsa viene considerato anche un modo elegante per i soci per uscire dal gruppo e monetizzare l’investimento. Il maggiore azionista è la sudafricana MTN (Mobile Telephone Networks), uno dei più grandi operatori di telefonia mobile del continente africano e del Medio Oriente. Prima dell’Ipo il gruppo vantava tra i propri soci anche AXA, Millicom, Pernod Ricard, Rocket Internet e MasterCard: una conferma dell'internazionalizzazione di Jumia anche a livello di raccolta di capitali.