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Villaggio Globale

Prudenza per l'Ipo di Uber

La moderazione è d'obbligo dopo il flop del debutto della concorrente Lyft e la fase ribassista di Wall Street.

di Redazione |

Attesa quasi finita per la quotazione di Uber, una delle maggiori Ipo di sempre a Wall Street, al pari di quella di Alibaba nel 2014 e di Facebook nel 2012. Oggi sarà indicato il prezzo e domani avrà inizio la quotazione. I giochi ormai sono fatti.

Indiscrezioni di stampa indicano in 47 dollari il prezzo dell’Ipo, più o meno a metà della forchetta tra 44 e 50 dollari indicata nel prospetto della quotazione. A questi prezzi, il gruppo viene valutato 86 miliardi di dollari, un valore decisamente inferiore rispetto alle cifre di 100-120 miliardi circolate solo qualche tempo fa.

La prudenza è d’obbligo dopo il flop dell’Ipo della concorrente Lyft, praticamente l’unica tra le oltre 40 società che hanno debutto da inizio anno a Wall Street a essere sotto il prezzo di collocamento. Proprio ieri il titolo Lyft ha segnato un nuovo minimo storico che porta al 28 per cento la perdita dallo sbarco in borsa.

Perdipiù il momento non è dei migliori per il mercato. Le nuove tensioni tra Usa e Cina sui dazi stanno facendo prevalere le vendite sull’azionario e molte case d’investimento consigliano prudenza. 

Come non bastasse, proprio in queste ore gli autisti di Uber hanno organizzato, soprattutto negli Usa e in Gran Bretagna, manifestazioni e scioperi chiedendo paghe più eque e condizioni di lavoro migliori. La loro rabbia si è scatenata: con questa Ipo, affermano, la società sta raccogliendo miliardi di dollari, soldi realizzati sulle spalle degli autisti che ogni giorno scorazzano per le strade senza nessuna garanzia. Sono e restano, infatti, lavoratori autonomi, senza poter contare su ferie e giorni di malattia di cui hanno diritto i lavoratori dipendenti. 

Le loro rivendicazioni hanno trovato perfino il sostegno di alcuni candidati alla Casa Bianca, tra cui Bernie Sanders. E riaccendono il dibattito attorno alla gig economy, cioè quei lavoretti on demand che vanno dall'affitto temporaneo di una camera alla vendita di oggetti di artigianato realizzati in proprio passando per i riders che fanno consegne a domicilio. Un'economia sempre più diffusa che però non offre garanzie ai lavoratori. I quali devono affidarsi a piattaforme digitali per esercitare la loro attività.