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Villaggio Globale

Huawei, il gioco pericoloso di Trump

La guerra fredda innescata con la Cina rischia di trasformarsi in un boomerang per i big amercani dell'hi-tech. 

di Redazione |

Ci saranno anche motivi di sicurezza nazionale dietro la scelta di Trump di inserire Huawei nella lista delle società con cui gli Stati Uniti non dovranno più fare affari. Ma il temerario presidente americano forse non ha soppesato con altrettanta lucidità le conseguenze economiche della sua decisione, che rischia di avere effetti potenzialmente devastanti. Non tanto per l'azienda cinese o i consumatori finali, ma soprattutto per gli stessi colossi tecnologici americani.  

Impedire a Google, così come a Intel e agli fornitori Usa di tecnologia, di fare affari con il secondo maggiore produttore al mondo di smartphone, significa esporre le aziende hi-tech americane a una netta contrazione del loro giro d’affari. Con inevitabili conseguenze sul mercato azionario, dove i titoli tecnologici sono anche quelli a maggiore capitalizzazione, e quindi quelli in grado di dettare la direzione degli indici a Wall Street.

Ma questo, in fondo, è solo il rischio minore. Il vero pericolo, con conseguenze inimmaginabili, è quello di spingere un gigante come Huawei a fare a meno della tecnologia americana, svincolandosi definitivamente dal software di Google e di Microsoft e dai chip di Intel o di Qualcomm. Un rischio concreto. La società cinese investe il 10 per cento del suo fatturato in Ricerca e Sviluppo, una divisione che assorbe quasi la metà dell'intera forza lavoro del gruppo e che ogni anno sforna diverse decine di migliaia di brevetti.

Proprio questa soprendente capacità e velocità di innovazione ha trasformato Huawei in un leader a livello globale. Basti pensare che il gruppo cinese è stato scelto come fornitore da ben 197 aziende tra quelle incluse nella classifica Fortune Global 500, vale a dire le più grandi società del mondo. Il gruppo inoltre è all’avanguardia nel 5G, la tecnologia mobile di nuova generazione che presto utilizzeremo per i nostri telefonini, quella che tra qualche anno consentirà la guida autonoma dei vecioli o l'impiego massiccio della domotica nelle nostre abitazioni.  

Costringere Google a sospendere la licenza per l'utilizzo del sistema operativo Android sugli smartphone di Huawei crea di certo un danno al gruppo cinese. Che però non si è fatto cogliere impreparato. Fonti di stampa riferiscono che forse già a settembre Huawei debutterà con un proprio sistema operativo a cui sta lavorando da tempo, togliendo a Google una bella fetta di business.

Android è infatti il sistema operativo più diffuso al mondo, utilizzato sull'80 per cento degli smartphone in circolazione. Una posizione di quasi monopolio che oggi rischia seriamente di essere messa in discussione, specie se anche altri produttori di smartphone, a partire dalle cinesi Xiaomi, Vivo e Oppo, rispettivamente quarto, quinto e sesto maggiore fornitore di telefonini a livello mondiale, dovessero decidere in futuro di ripiegare per patriottismo sul nuovo sistema che Huawei sta per lanciare. 

In questa nuova guerra fredda che Usa e Cina stanno combattendo sul fronte tecnologico, c'è poi un altro pericolo. In queste ore si parla della possibilità di un boicottaggio da parte di Pechino nei confronti di Apple. Il mercato cinese è uno di quelli a più rapida crescita per iPhone e iPad, sebbene abbia iniziato negli ultimi mesi a rallentare. Un innalzamento dei dazi sulle vendite di iPhone in Cina sarebbe un grave danno economico per il gruppo guidato da Tim Cook, che già l'anno scorso si è visto soffiare proprio a Huawei la poltrona di secondo maggiore produttore di smartphone al mondo.