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Villaggio Globale

La rivoluzione del codice a barre

Compie 45 anni ma resta il linguaggio più diffuso nel mondo degli affari, utilizzato da oltre un milione di aziende in tutto il pianeta. 

di Redazione |

Il suo caratteristico e inconfondibile beep accompagna la nostra esistenza da ben 45 anni. E continuiamo a non poterne a fare a meno. Parliamo del codice a barre GS1, un'invenzione che consente alle aziende di identificare e accompagnare i loro prodotti in tutto il mondo, permettendone la tracciabilità, condividendone le informazioni e riducendo così errori e problemi lungo tutta la filiera.

Ecco perché, dalle merendine ai libri, dai cosmetici agli smartphone, il codice a barre è una presenza costante nella nostra vita quotidiana, specie quando viene “letto” alla cassa del supermercato, il che accade ben 6 miliardi di volte al giorno in tutto il pianeta.

Questo semplice segno grafico, composto da 13 barre verticali (a ciascuna delle quali corrisponde una cifra), è considerato a tutti gli effetti una delle invenzioni più significative, diffuse e popolari della storia dell’economia moderna: ha saputo rivoluzionare prima il commercio, poi altri settori, anche online. Ed è tuttora protagonista della supply chain. La BBC lo ha addirittura inserito tra le 50 cose che hanno fatto l’economia moderna. 

Oggi, a 45 anni dalla sua nascita, sembra impossibile immaginare un mondo senza il codice a barre GS1, che ha dato un linguaggio comune al mondo delle imprese, rivoluzionando il modo di gestire le transazioni commerciali e tutti i passaggi operativi e logistici della filiera.

Gran parte della sua forza deriva dal fatto di essere universale e “global”: viene riconosciuto sempre e ovunque e supera dunque tutte le barriere geografiche e culturali. Si può dire che oggi il codice a barre è la “lingua del business” più diffusa al mondo: è parlata da oltre un milione di imprese che, grazie a questo piccolo simbolo, dialogano senza bisogno di un “traduttore”.

Ne ha fatta, dunque, di strada da quando delle linee disegnate sulla sabbia in riva al mare diedero a Bernard Silver e a Norman Joseph Woodland l’intuizione per realizzare un codice per marcare i prodotti, che permettesse il riconoscimento automatico alle casse e velocizzasse code e pagamenti nei supermercati. Era il 1948 e l’intuizione dei due era forse ancora troppo avveniristica per i tempi. Ma con l’invenzione del laser, lo sviluppo della distribuzione moderna e la ripartenza dell’economia mondiale, i tempi maturano. Nel 1973, dopo quattro anni di lavoro e di test, l’associazione statunitense delle principali aziende del settore alimentare adotta il codice a barre GS1 (allora UPC).

Nel 1974 il codice a barre passa per la prima volta dalla cassa di un negozio, con la vendita di una confezione di chewing-gum Wrigley’s gusto juicy fruit avvenuta in un supermercato Marsh nella città di Troy, in Ohio. Da lì in poi non si ferma più e viene adottato da sempre più aziende.

A sviluppare e mantenere il codice a barre GS1 e gli altri standard internazionali è GS1, l’organizzazione mondiale neutrale e no profit presente in 114 paesi. In Italia è rappresentata da GS1 Italy, l’unico ente autorizzato a rilasciare il codice a barre GS1 in Italia, a cui aderiscono 35 mila imprese di produzione e di distribuzione di beni di consumo.