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Pagamenti digitali, si poteva fare di più

Misure troppo timide per essere incisive. Lotteria degli scontrini e credito d'imposta non sono incentivi sufficienti.  

di Redazione |

Tutto è pronto per il decollo, anche in Italia, dei pagamenti digitali, previsti dalle norme (diventate legge lo scorso dicembre) in materia di lotta al contante e all’evasione fiscale. Nonostante l’aumento del 16 per cento dei pagamenti elettronici che ha caratterizzato il 2018, l’Italia è infatti rimasta indietro e si trova al 23esimo posto tra i 27 Paesi dell’Unione europea in termini di pagamenti con carta pro-capite. Su base annua, la Bce stima che la media nel nostro Paese si ferma infatti a soli 65 pagamenti all’anno a testa con carta, laddove la media Ue è ben superiore alle 100 transazioni a testa e i best performer superano le 350 transazioni a testa.

Sappiamo tutti che un maggiore ricorso al contante favorisce la propensione all’evasione fiscale. «Secondo le stime dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, nel 2016 il transato degli italiani evaso da parte degli esercenti - sul quale quindi non è stata versata l’IVA e tutte le altre tasse - valeva tra i 120 e i 150 miliardi di euro, per un mancato gettito per le casse dello Stato italiano di circa 27 miliardi di euro», commentano Valeria Portale e Giorgia Sali dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Ricordando anche che l’incidenza del nero è nettamente più alta sui pagamenti effettuati in contanti (30 per cento del transato) rispetto a quelli effettuati con strumenti di pagamento elettronici (12 per cento del transato).

Non è però del tutto scontato che il 2020 sia davvero l’anno del decollo dei pagamenti elettronici in Italia. La legge varata dal governo va nella giusta direzione ma le azioni messe in atto «risultano essere ancora troppo timide per essere veramente incisive», osservano i due esperti dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. I quali puntano il dito su almeno tre criticità.

La prima riguarda il consumatore. L’efficacia della lotteria degli scontrini - già sperimentata da altri paesi europei quali Portogallo, Slovacchia, Croazia, Grecia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Malta, Lituania, Polonia, Slovenia e Romania - dipende strettamente dalla semplicità di partecipazione da parte dei consumatori e dal meccanismo di funzionamento: «quello che si legge sulla lotteria italiana ci fa temere che non sarà semplice partecipare e quindi che l’efficacia possa essere minore rispetto ad una lotteria di altro tipo».

La seconda criticità coinvolge gli esercenti. Il credito d’imposta (pari al 30% delle commissioni bancarie pagate a fronte dell’accettazione di pagamenti con carta) previsto che per i negozianti che hanno ricavi non superiori a 400.000 euro non sembra infatti un incentivo sufficiente per convincere i negozianti ad accettare pagamenti digitali anziché il contante, che rappresenta la scelta prediletta da chi vuole fare nero: «un credito di imposta medio per esercente tra i 70 e i 115 euro, recuperabile a fine anno, difficilmente può rappresentare una alternativa valida al risparmio immediato percepito in relazione a una transazione in contante oppure a una transazione in nero. E questo a fronte di una spesa per lo stato che si aggirerebbe tra i 100 ed i 165 milioni di euro, considerando che gli esercenti che potrebbero beneficiare dell’incentivo sono circa 1,5 milioni (stime dell’Osservatorio Innovative Payments)».

Altra falla della legge è la scomparsa dell’articolo che introduceva sanzioni amministrative per la violazione dell'obbligo di POS da parte di commercianti e professionisti: «di fatto, l’obbligo di detenere un POS e accettare le transazioni cashless che vige dal 2013 non diventerà operativo, dal momento che non viene prevista alcuna sanzione per chi non lo rispetti. In questo caso, crediamo che le sanzioni e gli obblighi siano ben poco efficaci, soprattutto se non vengono progettati specifici controlli». 

Secondo i due esperti, per il decollo anche nel nostro Paese dei pagamenti digitali «è fondamentale agire su tutti i soggetti coinvolti, dai consumatori agli esercenti (come si sta facendo), dalle Pubbliche Amministrazioni all’Agenzia delle Entrate e le banche (con le quali il Governo non sembra aver chiuso accordi per ridurre a monte le commissioni bancarie)». Una mano, inoltre, potrebbe arrivare dai 3 miliardi stanziati dal Governo per il 2020 e 2021 da assegnare come incentivo ai cittadini che sceglieranno di utilizzare prevalentemente strumenti di pagamento alternativi al contante, quali carte di pagamento tradizionali o app di pagamento su smartphone: il premier Conte aveva parlato di incentivi fino a 2000 euro l'anno a testa, ma mancano ancora i dettagli.