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Villaggio Globale

La Cina torna a comprare iPhone

In aprile le vendite salgono del 160%. Merito anche del nuovo modello economico. 

di REDAZIONE |

I cinesi tornano a comprare iPhone. In aprile ne hanno acquistati 3,9 milioni, con un aumento del 160 per cento rispetto al mese precedente, secondo quanto riporta CNBC. Un dato incoraggiante dopo il calo di vendite del 60 per cento registrato lo scorso febbraio, quando gli iPhone acquistati sul mercato cinese sono stati appena 1,5 milioni, diretta conseguenza del lockdown imposto al paese per contenere la diffusione del coronavirus.  

A quanto pare, però, a riportare in alto le vendite è stato anche il lancio del nuovo iPhone SE 2020, il modello low price con cui Apple cerca di conquistare una nuova fetta di clientela. Lanciato a metà aprile, e arrivato in Cina solo a fine mese, pare che abbia rappresentato una buona fetta dei 3,9 milioni di iPhone venduti in aprile, ma per un test più affidabile bisognerà aspettare i dati di maggio.

Eppure gli esperti avvertono che la strada di Apple in Cina potrebbe essere in salita quest'anno. La pandemia ha portato con sé una forte contrazione economica. Il 2020 sarà un anno incerto e imprevedibile. Per la prima volta negli ultimi 25 anni, il governo ha dichiarato di non poter fissare un target di crescita per il Pil. L’inasprimento delle tensioni con gli Stati Uniti, che minacciano ulteriori sanzioni alla Cina dopo la stretta del Paese su Hong Kong, mettono un’ulteriore ipoteca sulla ripresa economica, tenendo il freno a mano sui consumi.  

Ecco perché i prossimi mesi potrebbero essere non altrettanto positivi per Apple in uno dei suoi mercati di sbocco più importanti. La Cina ormai assorbe circa un quinto delle vendite mondiali di Apple, senza contare il fatto che è proprio lì che il gruppo americano assembla quasi tutti i suoi prodotti.

A penalizzare Apple è anche il fatto di avere in commercio un unico telefonino di fascia media, il nuovo iPhone SE appunto, al contrario di altri produttori - a partire dai cinesi Xiaomi e Huawei - che invece hanno un’offerta ben maggiore nel range di prezzo medio-basso, quella probabilmente più gettonata dai consumatori in una fase di debolezza congiunturale. Una considerazione che naturalmente vale anche per gli altri mercati, non solo per quello cinese.

C'è poi il problema del 5G. La Cina ha già iniziato dallo scorso anno a implementare reti per la nuova tecnologia e quest'anno il grosso delle vendite di nuovi smartphone dovrebbe riguardare proprio modelli 5G. Anche in questo caso Apple appare svantaggiata non avendo nessun modello in commercio, a differenza, anche in questo caso, dei produttori cinesi Xiaomi e Huawei. 

Secondo gli analisti, tuttavia, i mesi di pandemia dovrebbero aver portato a una diversa composizione della domanda. A fronte di un atteso calo della domanda di iPhone e Apple Watch, è possibile che il gruppo abbia aumentato le vendite di Mac e di iPad per soddisfare le necessità di strumenti più idonei da parte di chi in questi mesi di isolamento è stato costretto a lavorare da casa.

Sarà dunque importante vedere i conti del secondo trimestre. Quelli dei primi tre mesi hanno mostrato una buona tenuta. Tra gennaio e marzo i ricavi sono aumentati dell’1 per cento a 58,3 miliardi di dollari, facendo perfino meglio delle attese di Wall Street. Il calo del 7,5 per cento delle vendite in Cina, Taiwan e Hong Kong è stato infatti compensato dai maggiori ricavi derivanti dai servizi internet. Nel complesso, i ricavi da servizi e wearable sono aumentati nei tre mesi del 18,4 per cento a 19,6 miliardi di dollari, bilanciando il calo del 6,7 per cento delle vendite di iPhone, che si sono fermate a 29 miliardi di dollari. Poiché l’iPhone è anche il prodotto che assicura la maggiore marginalità, sono scesi gli utili: -2,7 per cento  rispetto a un anno prima a 11,25 miliardi di dollari.

Gli analisti però avvertono che il periodo da aprile a giugno potrebbe presentare maggiori criticità a causa dell’avanzata della pandemia fuori dalla Cina che ha costretto all’isolamento Europa e Stati Uniti, obbligando Apple a chiudere quasi 450 dei suoi store nel mondo. Una situazione inimmaginabile di fronte alla quale Tim Cook ha rinunciato a fornire previsioni sui ricavi del secondo trimestre “a causa della mancanza di visibilità sul breve periodo”, pur confermando la visione di lungo periodo e “il massimo grado di fiducia nella forza duratura del nostro business”. 

Una fiducia accordata anche dal mercato. A Wall Street il titolo Apple quota attorno a 319 dollari, in prossimità del massimo storico di 327,85 dollari toccato a fine gennaio e in forte recupero rispetto al minimo di marzo di 224 dollari. Da inizio anno il titolo presenta un progresso dell'8,6 per cento, facendo meglio del Nasdaq (+3,9 per cento).