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Cleo, moglie da Oscar

A fianco del marito Dalton Trumbo anche quando lui finisce nella "lista nera" di Hollywood.

di Giuseppe Turani |

Nessuno, nemmeno i super esperti di storia del cinema, ricordano Cleo Fincher, che infatti non vi ha lasciato alcuna traccia. In qualche nota è citata solo per un fatto curioso: nel 1993 ha ritirato il premio Oscar per la sceneggiatura di “Vacanze romane”, la pellicola interpretata da Audrey Hepburn e Gregory Peck, con la regia di William Wyler.

Non era nemmeno un’intellettuale. Nasce a Fresno nel 1916, poi la sua famiglia si trasferisce a Los Angeles. E lei trova impiego come carhop (cameriera, di fatto) in un drive-in. Acquista una certa notorietà presso i suoi clienti perché è bravissima a fare dei giochi con i bicchieri pieni d’acqua.

La sua vita cambia, e entra nella storia del cinema, quando a metà degli anni Trenta una vistosa Packard si ferma davanti alla sua postazione. Alla guida c’è Dalton Trumbo, probabilmente il più grande sceneggiatore dell’intera storia di Hollywood. E Trumbo è lì per lei, su consiglio di un amico che gli avrebbe detto: “E’ bellissima, sposala”.

E’ amore a prima vista. Lui la corteggia, anche se i genitori di lei sono contrari. Lei, per convincerli, lo descrive come non è: è alto, è atletico, è sportivo. Invece, una volta sposati, Trumbo passerà tutta la vita seduto alla macchina da scrivere o alla scrivania a leggere. Si sposano nel 1938.

Cleo però gli rimane accanto, sempre, gli tiene insieme la famiglia (tre figli) e non lo abbandona mai. Lo accompagna a Washington quando deve presentarsi davanti alla Hcua, la commissione per le attività anti-americane. E è con lui anche quando Trumbo decide di portare tutta la famiglia in Messico perché in America è diventato impossibile vivere. Lo aspetta negli undici mesi che lui deve trascorrere in prigione perché considerato il capo degli Hollywood Ten, i dieci personaggi del cinema messi su una lista nera da tutte le case di produzione perché considerati comunisti.

Cleo non ha mai scritto nemmeno cinque righe di una sceneggiatura, però se Trumbo ne ha fatte moltissime lo si deve in buona parte a lei.

All’inizio la vita con Trumbo è molto piacevole. Lui è lo sceneggiatore più bravo e più pagato di Hollywood. Abitano in una grande casa in campagna, addirittura con un laghetto di proprietà. Ma scoppia qualche agitazione fra i lavoratori del cinema e Trumbo, insieme ai suoi  amici, porta la sua solidarietà.

Siamo dopo la fine della guerra, con l’Urss i rapporti sono diventati tesi, c’è la guerra fredda. E a Hollywood c’è Hedda Hopper, un’ex attrice che ormai fa la giornalista di pettegolezzi. E Hedda comincia a insinuare il dubbio che Trumbo e i suoi amici siano semplicemente dei comunisti, quindi nemici dell’America.

Il senatore Joseph McCarthy, un repubblicano di destra, non aspetta altro. Fa nominare una commissione d’inchiesta e mette sotto processo i sospettati.

Trumbo, con la moglie Cleo seduta in prima fila, nel 1947 va a deporre. La sua linea di difesa è costituzionalmente ineccepibile: non avete il diritto di chiederci cosa pensiamo e a chi vanno le nostre simpatie politiche. Non nega i rapporti con il partito comunista americano.

Viene condannato a 11 mesi di carcere, che sconterà, per oltraggio al Congresso.

Quando esce, si accorge di essere circondato dall’ostilità generale e trasferisce tutta la famiglia in Messico. Rientrerà solo quattro anni dopo. Niente più casa in campagna e laghetto personale. E’ sempre sulla lista nera e quindi nessun studio accetta di farlo lavorare. La lista nera verrà chiusa, in circostanze bizzarre, solo nel 1960.

E’ in questo periodo di “oscurità” che Cleo dà il meglio di sé. Trumbo sa fare solo lo sceneggiatore e quindi continua a fare quello, sotto falso nome, sotto il nome di amici compiacenti, con mille sotterfugi. Mette al lavoro tutta la famiglia: a battere a macchina i copioni, a consegnare i dattiloscritti in modo discreto, a rispondere al telefono sotto falso nome. Lavora per pochi soldi perché nemmeno potrebbe. E quindi scrive copioni su copioni come un disperato, persino dentro la vasca da bagno (si è attrezzato con un’asse).

In pratica, la famiglia Trumbo diventa una fabbrica abusiva di sceneggiature. Chi dirige il tutto è l’ex-carhop Cleo, silenziosa e efficiente.

Ogni tanto, però, anche nella clandestinità emerge il grande sceneggiatore. Dalton scrive infatti il copione di “Vacanze romane”, e trova un amico che lo firma al suo posto. La sera degli Oscar la famiglia è riunita sul divano, in pausa, e vede in tv che il film ha vinto l’Oscar per la miglior sceneggiatura. Va a ritirare la statuetta l’amico di Trumbo. Per il film “La grande corrida” accade di peggio. Dalton, non avendo un amico sotto mano, usa un nome falso, ma di nuovo vince l’Oscar per la miglior sceneggiatura. La produzione deve mandare un funzionario a ritirare la statuetta. Tutti cercano lo sceneggiatore, ma non si trova perché è solo un nome inventato.

Ma intanto qualcosa si muove. Un giorno si presenta a casa di Trumbo il grande regista Otto Preminger, ha in mano un copione e dice: “E’ una storia bellissima, ma è scritta malissimo, me la devi riscrivere”. Dalton spiega la sua situazione, ma Preminger non vuole sentire ragioni. E Cleo: “Se vuoi che esca di casa, gli devi scrivere questa benedetta sceneggiatura”.

Quando il film è pronto (“Exodus” con Paul Newman), Preminger annuncia che uscirà presto nelle sale e che la sceneggiatura è di Dalton Trumbo. Dalton va al cinema con Cleo a vedere il film e, dopo tanti anni, i due rivedono la magica scritta finale: “Screenplay by Dalton Trumbo”.

Poco dopo si fa avanti Kirk Douglas, anche lui ha una storia bellissima, ma scritta male. Vuole che Trumbo la riscriva. I produttori minacciano di non fare uscire il film se non caccia Trumbo. Ma Kirk resiste. E così si fa “Spartacus”.

Ultime accuse: “E’ un film comunista, scritto da un comunista”.

John Kennedy, appena eletto presidente, va di persona a vedere il film. Quando esce, dice semplicemente: “Mi è piaciuto, bello”.

E a quel punto la lista nera è morta.

Dalton Trumbo scompare nel 1976 e ha appena fatto in tempo a accettare l’Oscar per “La grande corrida”.

Nel 1993, Cleo ha l’onore di accettare a nome del marito defunto l’Oscar per il film “Vacanze romane”, scritto nel 1953, quarant’anni prima.

Alla cerimonia dirà pochissime parole: “Dalton sarebbe molto soddisfatto. Finalmente si mette tutto in ordine”.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 20 febbraio 2017)

(Nella foto a colori, dal film "L'ultima parola", Cleo è interpretata da Jessica Lange)