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Onorina e la bicletta azzurro cielo

Staffetta dei Gap, pedalando porta armi e esplosivi ai partigiani, sposa Giovanni Pesce, medaglia d'oro al valor militare e guardia del corpo di Togliatti.

di Giuseppe Turani |

«Avevamo tutti un nome di battaglia, io mi ero scelto Sandra; ho fatto una ricerca: mentre gli uomini partigiani si sceglievano nomi fantasiosi, Tarzan, Saetta, Lupo, la maggior parte delle ragazze avevano nomi normali…Elsa… ecco, il massimo era Katia!».

Quella di Onorina Brambilla, nata nel 1923, in una famiglia operaia che abitava in una casa di ringhiera a Lambrate, è una storia molto milanese. I genitori non hanno soldi e le possono far fare solo un breve corso da stenodattilografa. A 14 anni, comunque, deve smettere e cercarsi un lavoro. Lo trova e racconta che era così piccola che non arrivava alla scrivania, devono mettere dei cuscini sulla sua sedia.

Il padre rifiuta di iscriversi al partito fascista e viene licenziato (ma poi verrà riassunto quando a causa della guerra mancano operai). La madre, che sarà anche lei partigiana, alle due figlie (l’altra si chiama Wanda) insegna soprattutto a non fidarsi della propaganda del regime. Onorina, quindi, cresce un po’ ribelle, povera, ma con molta dignità. Infatti sul lavoro si scontra con il padrone e viene licenziata. Ma trova un quasi subito altro impiego.

Nell’agosto del 1943 cominciano i bombardamenti su Milano, in città si sta male, quando suona l’allarme, la gente corre nei rifugi. In uno di questi, esasperata, sale su un tavolo e improvvisa un piccolo comizio: “Basta con questa guerra”. La prima a meravigliarsi è lei stessa.

Lavora in una fabbrica di binari ferroviari, conosce molti operai, ascolta i loro  racconti e matura il desiderio di andare in montagna e unirsi alla Brigata partigiana Garibaldi.

Ma un’amica le presenta Giovanni Pesce, e la sua vita cambia. Pesce è una leggenda, combattente della guerra di Spagna, è un famoso comandante dei Gap (Gruppi di azione patriottica), ha operato a lungo a Torino, dove affrontava e uccideva a colpi di pistola gli ufficiali tedeschi per strada in pieno giorno, e poi a Milano, che resterà per sempre la sua città (ne diventerà anche consigliere comunale). Nome di battaglia: Visone. E’ lui che arruola Onorina come staffetta (con il grado di ufficiale di collegamento, corrispondente al livello di sottotenente dell’esercito).

Le staffette femminili dei Gap, rispetto alle altre, oltre a fornire denaro, cibo, vestiti ai partigiani hanno anche un compito molto particolare e pericoloso. I Gap fanno azioni terroristiche nelle città, dove ci sono forze di polizia e dell’esercito tedesco, le ragazze devono arrivare sul posto dell’azione con le armi per i partigiani, gliele consegnano, e poi, compiuta l’operazione, le ritirano e fuggono velocemente. E questo perché i tedeschi hanno ordini precisi:  chi viene sorpreso con delle armi nelle vicinanze di un attentato viene infatti fucilato sul posto, immediatamente.

Onorina, con la sua bicicletta Bianchi color azzurro cielo fa questo, fra le altre cose: trasporta armi e esplosivi, sotto il naso dei posti di blocco e delle pattuglie tedesche. Il 14 giugno del 1944 partecipa alla “battaglia dei binari” della  stazione Greco, è lei il collegamento fra i gappisti e i ferrovieri. E’ lei, insieme a un’amica, che trasporta i 14 congegni esplosivi che, inseriti nelle caldaie dei locomotori, faranno saltare mezza stazione. Persino Radio Londra si complimenta con i partigiani italiani per l’operazione.

Ma fare la staffetta dei gappisti è pericoloso. Non sei in montagna e non puoi scappare nei boschi. Vivi  a fianco dei tuoi bersagli, in città. E infatti Onorina (che ormai si chiama Sandra) viene arrestata, a 21 anni. Lei conosce le regole: deve resistere almeno 48 ore per dare modo a quelli rimasti fuori di mettersi al sicuro. I tedeschi, che sanno molte cose, vogliono che Sandra consegni loro Visone, cioè Giovanni Pesce, che è la loro bestia nera. Sanno che il capo dei gappisti è lui e sanno che fra i due c’è qualcosa. Botte, torture, fame, violenze.

Onorina non parla, sta mesi in carcere, subisce tutto, ma non dice niente. Alla fine i tedeschi si stufano e la trasferiscono in un campo a Bolzano, insieme a altre cinquecento prigioniere politiche. Lei commenta: “Se non fosse stato per la fame, poteva sembrare una villeggiatura”.

Quando i tedeschi, ormai perdenti, se ne vanno, sono così precisi che a Sandra consegnano un certificato attestante la sua prigionia. Spariti i soldati, si può pensare di tornare a casa. Insieme a altri attraversa un paio di vallate piene di neve, a aiutarli sono i contadini e dei posti di ristoro negli accampamenti dei partigiani delle Fiamme Verdi (cattolici). Poi un Comune fornisce ai fuggitivi un pullman, che li porta fino alla stazione di Lovere. Da lì, con il treno, arriva in stazione Centrale a Milano. E, infine, con il tram numero 7, a Lambrate, quasi come in una qualsiasi giornata lavorativa. Dalla finestra di casa osserva un corteo di parigiani e riconosce il suo vecchio comandante, Visone. Scende in strada, si abbracciano, si baciano. Si sposeranno il 14 luglio di quello stesso anno, il 1945.

Da quel momento la vita scorre regolare. Fino a tre anni dopo, esatti, Alle 11.30 del 14 luglio 1948 il segretario del partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, mentre esce da Montecitorio insieme a Nilde Jotti viene colpito a distanza ravvicinata da tre colpi di pistola. La tensione nel paese sale di colpo. Ricoverato, Togliatti si salva e come prima cosa ordina il “tornate a casa” a tutti quei compagni che in provincia stavano già organizzando la rivoluzione, meditando di occupare prefetture e stazioni dei carabinieri.

La direzione del Pci, però, si spaventa parecchio e quindi decide che serve un servizio di protezione per il segretario. Da Miano viene quindi richiamato a Roma, Visone, che per qualche tempo sarà il capo della guardia personale (armata) di Togliatti e dei vertici del Pci. Lei va a lavorare nella segreteria di Secchia, ex combattente della guerra di Spagna e ex capo di tutte le Brigate Garibaldi.

Poi qualcosa si rompe. Nel 1951 Pesce lascia il partito comunista e si mette a fare il rappresentante di una ditta di caffè, comprano casa. Fanno una figlia. Lei gli fa da segretaria, aprono anche un bar, che diventa un ritrovo di giovani, pittori, studenti e operai, ma che dura solo un paio d’anni.

Nel 1962, riconosciuta come partigiana combattente, le viene assegnata la croce di guerra. Il marito riceve la medaglia d’oro al valor militare e a Milano parte una sottoscrizione di firme per farlo nominare senatore a vita. Ma senza successo.

Visone muore nel 2007. E Onorina-Sandra, la staffetta partigiana di Lambrate, viene nominata presidente onoraria dell’associazione volontari combattenti della guerra di Spagna. Se ne andrà tre anni dopo, nel 2001. La sua città, Milano, l’ha onorata con una medaglia d’oro. Lui non è diventato senatore, ma Dario Fo, suo grande amico, gli ha dedicato una ballata: “La GAP”.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 6 marzo 2017)

(Nelle immagini: in alto, Giovanni e Nori, Giovanni e Nori nel giorno del loro matrimonio, la squadra dei gappisti di Nori e Giovanni, gappiste a Milano)