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Antonietta, la donna che stregò Foscolo

Libertina, coltissima e infedele fece impazzire il grande poeta, gelosissimo. Centinaia di lettere d'amore e frustate.

di Giuseppe Turani |

«Un amante nelle sue mani non era né più né meno di un cappone messo in sul piatto di un ghiotto». Così la descriveva lo scrittore Giuseppe Rovani. Un altro, Giuseppe Pecchio, è ancora più esplicito: «Aveva l’anima grande da vero conquistatore che non fa caso delle lacrime e miserie che cagiona, purché arrivi al suo fine. Si faceva giuoco degli uomini, perché li crede nati come galli per amare, ingelosirsi e azzuffarsi».

Antonietta Barbara Giulia Faustina Angiola Lucia Fagnani nasce a Milano nel 1778 e, secondo l’opinione della gente per bene, era nata male. I genitori, infatti, entrambi nobili, sono stati definiti come “due maestri di libertinaggio”. Lui, marchese di Gerenzano, è più che altro esperto nel perdere al gioco i soldi della famiglia. La madre, Costanza Brusati dei Marchesi di Settala, è famosa ovunque per la sua passione della moda, con capigliature alte fino a un metro (e poi, uccelli, frutta e altro).

Il padre muore di sifilide quando lei ha appena sette anni. La cosa curiosa è che i genitori, se non le trasmettono grandi valori morali (non ne avrà), in compenso fanno di lei una ragazza coltissima e in grado di tenere testa a chiunque. Inoltre, è anche bellissima e sa rigirarsi gli uomini come le pare.

Grande amore, e grande vittima, sarà uno dei più celebrati poeti italiani, Ugo Foscolo.

Ma prima dell’incontro con il poeta, accadono altre cose. Morto il padre, la madre prende in mano le redini della famiglia e cerca uno sposo adeguato per Antonietta. La scelta cade su Marco Arese Lucini, dei conti di Barlassina, un favorito di Napoleone Bonaparte. Uomo posato e tranquillo, a parte la passione per la politica.

Come si usava allora, i due sposi partono per un grand tour in Europa (Francia, Belgio, Germania), che però serve loro solo per capire che quasi niente li unisce. Lei è nata per brillare ovunque, lui ha un destino da uomo delle retrovie, in seconda fila. Al ritorno, per fortuna, lui comincia a viaggiare per i suoi affari politici (spesso anche all’estero). Lei, libera dal marito, frequenta salotti letterari e la Scala. Conosce un po’ tutti. Si intende di letteratura, arte, musica, è un’ottima conversatrice (parla benissimo inglese, francese e tedesco) e sa come farsi ammirare dagli uomini. Vincenzo Monti, poeta e scrittore, la trova deliziosa. Stendhal si spinge oltre e la definisce “femme de génie”. Accanto alla fama di intellettuale, intanto, cresce anche quella di rovina uomini. Piace, lo sa e ne approfitta.

L’incontro per cui passerà alla storia, quello con il poeta Ugo Foscolo, avviene in un palco della Scala nel 1801. E si capisce subito che sarà una storia complicata. Lui è un noto seduttore, un uomo molto ambito. Lei non da meno, grande seduttrice a sua volta. Saranno scintille.

L’occasione che li avvicina è che lei conosce benissimo il tedesco e Foscolo le fa tradurre “I dolori del giovane Werther” di Goethe, che poi userà come base per la prima stesura delle “Ultime lettere di Jacopo Ortis”.

L’amore è inevitabile. Ma accade quello che Foscolo non avrebbe mai immaginato: non è lui che cattura lei, ma è lei che cattura lui. Il grande poeta cade innamorato perso, quasi come un liceale. In un momento di irritazione arriverà a definirla come “un cuore fatto di cervello”. Quando Antonietta è costretta a letto da una lunga malattia, il poeta le dedica l’ode “All’amica risanata”.

Lui perde effettivamente la testa. D’altra parte lei era davvero eccezionale: “Ella era tanto bella e cara e seducente e nel periodo acuto del suo innamoramento faceva provare tali estasi a chi ne era il passeggero oggetto, che questi subiva tosto quella passione acuta che non soffre commensali alla medesima tavola”, la descrive il solito Rovani. 

Sono state trovate un centinaio di lettere che Foscolo le ha scritto durante la loro passione e vi si possono leggere frasi come questa: “niuna donna può vantarsi di essere stata tanto amata da me. Ho amato, è vero, ma non sapevo di poter amare tanto”. Oppure: “Preparami un migliaio di baci, ch’io verrò stasera a succhiarli dalla tua bocca celeste”.

Ma Antonietta non è la madonna che forse il poeta sogna, è un’intellettuale libertina del ‘700. Mentre ama lui e gli concede i suoi favori, e lo stordisce, fa lo stesso con altri spasimanti.

Il poeta sospetta e immagina, ma anche per lui arriva il momento in cui non può più negarsi la verità: un giorno la trova che sta amoreggiando con un altro. Cominciano delle tremende scenate di gelosia, urla, lettere pesanti e sembra che lui in un attacco d’ira, esasperato da quella stupenda donna ribelle, la prenda anche a frustate.

E quello è il culmine della loro passione, ma anche la fine. Nel 1803 Antonietta lo pianta e esce definitivamente dalla vita di Ugo Foscolo (con qualche malattia venerea, per la verità, ma difficile dire da dove sono arrivate).

Ormai anche la parabola di Antonietta volge verso il tramonto. Ma si esibisce ancora in una giravolta mondana di alto livello. Caduto Napoleone nel 1814 e tornati gli austriaci, lei (sposata con un fedele seguace dell’imperatore francese) riesce comunque a farsi accettare alla corte asburgica. Ha un solo cruccio, a quel punto: un figlio acceso bonapartista e come tale condannato dal nuovo regime. Cerca di fargli avere un’amnistia dall’imperatore Francesco, ma questi rifiuta e lei toglie i finanziamenti al ragazzo, che poi aderirà alla “Giovane Italia” di Mazzini.

Non smette comunque di tramare, fra un salotto e l’altro, e alla fine riesce a far sposare questo figlio rivoluzionario con la figlia di un generale dell’esercito austriaco.

Ma ormai le malattie  veneree non le danno tregua e nel 1847 si spegne a Genova, dove si era trasferita sperando in un clima più mite e in qualche sollievo. La sua salma verrà poi trasferita nella chiesa di San Babila a Milano, a due passi dallo splendido palazzo Arese di corso Venezia, dove aveva vissuto, poi abbattuto durante la guerra mondiale.

Si è salvato solo un balcone: dove per anni la gente ha immaginato di vedere apparire, nelle notti di luna piena, la bellissima Antonietta, fra sospiri e lacrime.

(Dal "Quotidiano nazionale" del 20 marzo 2017)