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La partigiana Ada

Moglie di Piero Gobetti, rimane vedova e con un figlio che a 17 anni decide di andare in montagna con i partigiani. Lei lo seguirà. L'amicizia con Benedetto Croce.

di Giuseppe Turani |

Le ammazzano il marito, Piero Gobetti, praticamente sotto casa. Il giovane intellettuale torinese dava fastidio al fascismo, e viene picchiato a sangue all’uscita della sua abitazione. Scappano a Parigi, ma là Piero cessa di vivere e verrà sepolto nel cimitero di Père-Lachaise.

Si erano conosciuti giovanissimi e si erano subito innamorati. E sposati. Lui, Piero, ha una grande passione per la cultura fonderà una casa editrice (che stamperà fra l’altro gli ”Ossi di seppia” di Montale) e la rivista “Rivoluzione liberale” . La loro casa sarà frequentata da tutti gli intellettuali antifascisti di Torino.

In viaggio di nozze vanno a Napoli, da Benedetto Croce. Il filosofo ha soprattutto voglia di parlare con Piero e quindi affida Ada alla moglie Adele perché la intrattenga mentre lui parla con il giovane torinese.

In seguito, sarà proprio Croce però a spingere Ada a scrivere e a tradurre. Sarà uno dei suoi sostenitori più convinti.

Ada, rimasta vedova e con un figlio, Paolo, sulle spalle, trova lavoro come insegnante di inglese. Tira avanti, ma lei stessa ammetterà di aver vissuto per anni in uno stato di prostrazione profonda. Più avanti, quando saranno entrambe partigiane, nascoste in un carro bestiame, ricercate dai tedeschi, confesserà all’amica Bianca Guidetti Serra di aver vissuto “nel buio” per molto tempo.

Oltre alla casa di Torino, che rimane il centro degli antifascisti, dispone anche di un’abitazione a Meana, paesino della Val di Susa, dove in estate si reca in villeggiatura Benedetto Croce, che la spinge appunto a scrivere e che le crea contatti con  le più importanti case editrici.

Ada va spesso a Parigi e incontra gli esuli: i fratelli Rosselli, Lussu e tutti gli altri.

Nel settembre del 1943, in piena guerra, il figlio Paolo, che ormai ha 17 anni, le comunica l’intenzione di non fare il soldato, ma di andarsene in montagna con i partigiani. La notizia la colpisce molto: è poco più di un bambino. Ma lo lascia partire.

Poco dopo anche lei raggiunge i partigiani della val di Susa. Diventa commissario politico della IV divisone di Giustizia e Libertà “Stellina” e rivela inaspettate doti di comandante militare.

Alla fine della guerra verrà smobilitata con il grado di maggiore e decorata con medaglia d’argento.

Nei suoi racconti di quegli anni spicca la missione che nel dicembre del 1944 guida verso la Francia per incontrare gli alleati e prendere accordi. Vanno di notte, con gli sci, le tracce delle piste non si trovano più, finiscono dentro una tormenta, con un freddo quasi polare. Ma la missione va avanti.

Ada, che è tra i fondatori del partito d’Azione. Dopo la guerra verrà indicata dal Comitato di Liberazione nazionale come vice-sindaco di Torino. E in seguito ricoprirà altre cariche politiche.

Ma qui va ricordata per un suo libro, fra i tanti che ha scritto.

Tornata la pace, incontra di nuovo Benedetto Croce e il filosofo napoletano le pone una questione quasi insensata: “Non riesco a capire che cosa è stata la Resistenza, prova a raccontarmelo”.

Ada, allora, raccoglie i suoi ricordi, ma anche gli appunti che aveva scritto in inglese cifrato (per paura dei tedeschi) e nasce “Diario partigiano”. Viene pubblicato da Einaudi nel 1956 e racconta i due anni di guerra sulle montagne: i morti, le notti di vedetta, le marce nella neve, gli agguati, gli scontri, gli amici e i nemici.

Secondo tutti i critici, si tratta del più bel libro di memorie scritto su quegli anni.

Ada si spegne nel marzo del 1968.