Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Il Cesare della finanza

Una condanna a 4 anni per il crac Cirio chiude la carriera di uno dei più importanti banchieri italiani.

di Giuseppe Turani |

Con la condanna definitiva a quattro anni di carcere per il crac Cirio esce di scena Cesare Geronzi  l’ultimo grande protagonista della finanza italiana. In realtà, da anni Geronzi si era ritirato ella sua villa di Marino, senza più occuparsi di finanza.

Non ha mai goduto di buona stampa. E’ sempre stato ritenuto un po’ troppo  svelto e anche un po’ troppo spregiudicato. Ma questo riguarda solo la seconda parte della sua vita. Nella prima è stato un esemplare funzionario della Banca d’Italia, responsabile dell’Ufficio Cambi: era lui che gestiva le operazioni che dovevano portare ogni giorno al fixing lira-dollaro. In questo ruolo è sempre stato elogiato da tutti, compreso Carlo Azeglio Ciampi.

La sua fama di banchiere un po’ anomalo, forse più attento ai risultati che alle forme, nasce quando lascia l’istituto di via Nazionale e si mette a fare il banchiere. L’avventura nasce sotto i migliori auspici, segue infatti Rinaldo Ossola (anche lui Banca d’Italia e ex ministro) al Banco di Napoli, di cui diventa direttore generale.

Non finisce bene. L’ambiente è pessimo, sia lui che Ossola vengono ripetutamente minacciati dai poteri locali e alla fine vengono  entrambi licenziati.

Geronzi passa allora alla Cassa di Risparmio di  Roma come direttore generale. E qui vive la sua grande stagione, dimostra di avere un talento non tanto comune per la finanza. In pochi anni acquisisce molti istituti bancari in crisi e dà vita a una struttura che prima si chiamerà Banca di Roma e poi Capitalia.

Quando arriva il momento delle concentrazioni  bancarie intreccia lungi colloqui con Giovanni Bazoli: l’idea è che Capitalia entri in quella che sarà Banca Intesa. Ma proprio sul finale le carte cambiano: Intesa si prende il San Paolo di Torino e a Capitalia tocca l’Unicredit di Profumo. Di fatto, a quel punto, Geronzi è un disoccupato, senza una banca da dirigere. Ma è un abile manovratore e con molte conoscenze. Riesce a farsi nominare presidente di Mediobanca, il massimo. Lo ricordo ancora, seduto con legittimo orgoglio, dietro la scrivania che era stata di Cuccia. Si vedeva come il regista e il riorganizzatore della finanza italiana, che conosceva benissimo.

Ma non era suo destino. Da Mediobanca, per liberarsene, lo fiondano alla presidenza delle Generali, ma di fatto quasi senza alcun potere. Anche lì, però, le cose non vanno bene. Riaffiorano vecchie ostilità e qualche gaffe. Lo mandano via.

Nella sua attività di banchiere è incorso in varie vicende giudiziarie. Da molte è uscito assolto. Una (Cirio) gli è stata fatale, con una condanna definitiva a quattro anni.

(Da QN del 7 ottobre 2017)