Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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I Protagonisti

Merloni, il Cavaliere del bianco

Quasi dal nulla aveva costruito un grande gruppo industriale, presidente della Confindustria.

di Giuseppe Turani |

Quando se n’è andato, dopo una lunga malattia, un po’ più di un anno fa un picchetto dei “suoi” operai di Fabriano ne ha accompagnato la bara fino al cimitero. Hanno chiesto e ottenuto di poter rendere questo ultimo omaggio a un uomo che è stato molto per tutti loro.

Vittorio non era solo simpatico e modesto, è stato un diavolo di imprenditore: nel 1960 prende in mano le redini dell’azienda paterna di distribuzione di bombole di gas e comincia a costruire quello che diventerà uno dei più grandi gruppi di elettrodomestici d’Europa. Nel momento di maggior successo, una decina di anni fa, il gruppo contava, in Italia e all’estero circa venti mila dipendenti. Di se stesso era solito dire in quegli anni: “Certo, ho il jet e l’elicottero, ma ogni mattina devo convincere cinque mila massaie in Europa a comprare uno dei mei frigoriferi”.

A tavola con il suo amico Romano Prodi ha scherzato per anni: “Me lo hanno assicurato: tu diventerai presidente del Consiglio e io presidente della Confindustria”. Quando diventa davvero presidente della Confindustria, commenterà: “Giusto, sono il più piccolo dei grandi e il più grande dei piccoli”. E si fa subito fama di uomo saggio, prudente, attento. Al punto che gli viene appiccicato il soprannome di Obi-wan-kenobi, il maestro Jedi che nella saga di Star Wars è il grande vecchio che addestra i giovani guerrieri.

Un uomo di provincia, ma curioso, di tutto. Ormai era diventato un rito: a ogni elezione presidenziale americana, lui e Prodi andavano a New York, si piazzavano in albergo e non staccavano più gli occhi dalla televisione. Oppure: ma chi comanda in Cina? Sai, ho venduto loro un paio di stabilimenti, il direttore è venuto a trovarmi, ha visto il mio aereo e ha voluto sapere quanti costa, ha detto che l’anno prossimo lo prende anche lui.

Se andavi a trovarlo a casa sua, a Fabriano, ti portava inevitabilmente all’Istao (Istituto Adriano Olivetti), di cui era mecenate e frequentatore, a colazione con Giorgio Fuà, uno dei più brillanti economisti italiani, che lo guardava come uno zio può guardare il nipote che ha fatto la riuscita migliore.

Ma di Vittorio è giusto ricordare almeno altri due momenti. Una sera spiega a un amico: “Domani scoppia il finimondo. Alle dieci partiranno tre motociclisti con le lettere per i tre sindacati di disdetta della scala mobile. Ma io alle 9 sarò già partito per visitare uno stabilimento in Portogallo, lontano dalle polemiche”. L’amico gli spiega che è sbagliato: non si può prendere una decisione così, e poi sparire. Vittorio ascolta in silenzio e non dice niente. Va casa, chiama la Confindustria e convoca per la mattina dopo alle 11 una conferenza stampa: disdetta della scala mobile. E sta lì, sotto il fuoco delle domande dei giornalisti e delle polemiche dei sindacarti che non si aspettavano una mossa così brusca da parte di un uomo tanto prudente.

A metà degli anni Settanta, in agosto, passeggia nervosamente nella sua bellissima villa in Sardegna, proprio a fianco dell’Hotel Romazzino e alla casa di Carlo De Benedetti: “Ho fatto un’offerta per rilevare la Indesit, che è un’azienda molto più grande e conosciuta della mia Ariston, ma temo di aver offerto poco. E’ la mia occasione per crescere, non posso perderla, ho già perso la Zanussi di Pordenone”. Ovvio il consiglio: “Offri di più”.

Immediata telefonata ai suoi uffici: “Rettificate l’offerta per Indesit, offriamo cinque miliardi in più”. E è così che è diventato padrone anche della Indesit.

Lungo la sua strada ha incontrato un altro imprenditore in crescita: Silvio Berlusconi. Insieme a lui aveva comprato il suo primo jet. “Una mattina vado all’aeroporto – ha raccontato - e vedo una grade scritta “Canale 5”, che copre tutta la fiancata. Chiamo Silvio. Risposta: sai, io devo crescere, mi serve pubblicità”.

Imprenditore di provincia, fatto da sé, ma con un grande fiuto: negli anni Sessanta ha saputo intercettare il desiderio di modernità degli italiani. E ha servito loro frigoriferi, lavapiatti, lavabiancheria. Impresa oggi non ripetibile. Imprenditore di provincia, ma forse non tanto, visto che per quindici anni è stato nel Board of Director of the Associates dell’Harvard Business School di Boston. Un signore che non ha mai lasciato Fabriano, ma che è stato nominato Commendatore dell’Ordine dell’impero Britannico per meriti imprenditoriali.

(Da QN del 6 novembre 2017)