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I Protagonisti

Fiorucci, la fantasia a forma di jeans

Eredita una bottega di pantofole in corso Torino, ma a New York tutta la città va all'inaugurazione del suo negozio.

di Giuseppe Turani |

Chi oggi ha più di trent’anni probabilmente non ne ha nemmeno mai sentito parlare. Eppure è stato un personaggio che ha segnato, a suo modo, la storia del costume italiano e internazionale. E questo prima dell’esplosione del made in Italy e degli stilisti. Non è mai diventato il re di niente e non ha mai avuto una copertina su “Time”. Ma ha lasciato un segno, una traccia del suo passaggio.

Elio Fiorucci è stato tante cose in vita sua. Intanto, è stato un amico, di tutti. Se ti vedeva passare davanti al suo negozietto in corso Europa (aveva già perso quello storico in Galleria Passarella) con una ragazza era capace di uscire e regalarti due magliette Love Therapy. Un uomo buono e generoso, dunque. Ma è stato anche altro. Una sorta di motore instancabile di creatività e di fantasia.

Quelli che erano ragazzi negli anni Settanta ricordano che Fiorucci era, prima di tutto, un modo di essere. La moda, i vestiti, le scarpe, le magliette venivano dopo.

Il suo era un mondo: divertente, sbarazzino, colorato. In questo senso ha veramente segnato un’epoca. Non era uno stilista, era uno che creava la realtà intorno a sé, una realtà effimera, fatta di immagini e di impressioni. Ma in questo era quasi unico.

Poi, era anche un milanese di stoffa straordinaria. Dalla famiglia eredita (pensa un po’) un negozio di pantofole in corso Torino (qualche anno fa c’era ancora). Ma non è fatto per vendere pantofole. Curioso di tutto, sa tutto quello che accade fuori. Dalla Tailandia a Los Angeles, Elio viaggia, conosce, copia, trasforma.

Quelli della sua generazione ricordano ancora quando apre il mitico negozio di New York. Lui, ex pantofolaio di corso Torino, riesce a portare all’inaugurazione del negozio tutti i suoi amici della Grande Mela: Andy Wharol, Madonna, Keith Haring e altri.

Miracolo? Campione mondiale delle pubbliche relazioni? No, soltanto un uomo che non si ferma davanti a niente e dotato di una simpatia e di una fantasia straordinarie.

In quegli anni Elio è probabilmente l’italiano più internazionale di tutti, persino più di Agnelli e Pirelli. Spesso signorine, anche di buona famiglia, gli chiedono un impiego a New York, e lui le sistema a fare le commesse. Il negozio di New York diventa così Italia, semplicemente. Un punto di ritrovo. Si va per comprare due magliette, ma anche per trovare due amici. E per immergersi per qualche ora nel mondo colorato di Fiorucci.

In privato era come la sua moda: curioso, sempre informato sulle ultime correnti di pensiero, instancabile nello sperimentare. Poteva tenerti anche delle ore a raccontarti l’ultima filosofia indiana (o giapponese) con cui era venuto in contatto. Ma ogni due minuti ti chiedeva, sollecito: “Ti sto annoiando?”.

Ma non annoiava mai. Stare un’ora con lui era come fare un viaggio in un altro mondo, dove c’erano colori mai visti, idee troppo trascurate, esperienze singolari. E dove il paradiso e l’inferno erano mischiati, trasformati.

E Elio è stato anche un uomo mite. Forse il più mite degli uomini. Sempre gentile, sempre disponibile, sempre aperto a qualunque cosa volessi raccontargli.

Negli affari ha avuto anche una certa sfortuna, dopo un successo straordinario, alle soglie del mito, tutto ha cominciato a andare di traverso, ma non si è mai lamentato, non ha fatto accuse. Semplicemente, ricominciava da un’altra parte, più umilmente.

Quando perde il negozio della galleria Passarella, dove per anni è stato impossibile non fare un giro se si voleva essere aggiornati, si sposta di pochi metri in un buchetto di corso Europa, ma era sempre lui: sorridente, gentile, pieno di idee, una parola carina per tutti.

Amava molto (chissà perché?) il lato B delle ragazze americane e lo ha anche confessato in interviste e trasmissioni, e qualche volta nei salotti ti invitava a osservare meglio certe signore. Ma a nessuno è venuto in mente di accusarlo di sessismo. Il mondo per Elio era un grande spettacolo: lato B delle ragazze americane e monumenti tailandesi compresi. Era innocente. Amava quello che di bello c’era al mondo e di suo ha aggiunto qualcosa. Anzi, molto.

(Da QN del 13 novembre 2017)