Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

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I Protagonisti

Nonino, la dinastia della grappa

Piccola azienda, ma grande raffinatezza.

di Giuseppe Turani |

La società post-industriale è fatta anche di grappa e il marketing d’avanguardia può nascere a Percoto (Udine), un paesino di poche anime. Quella dei Nonino è infatti un' azienda quasi impossibile da descrivere con i normali criteri. La materia prima è povera e semplice, uva. I dipendenti sono quasi inesistenti (normalmente sono meno di quindici), ma il fatturato e i guadagni sono di tutto rispetto.. Se non sono sin da oggi più grandi lo si deve solo al fatto che fanno cose talmente raffinate che ci vuole del tempo. I clienti, insomma, ci sarebbero, ma loro preferiscono non muoversi da uno standard elevatissimo, da una produzione nella quale ogni bottiglia, in pratica, è fatta a mano, con una cura alla quale non si è più abituati e che non è riproducibile su scala industriale. Quindici anni fa non erano quasi nessuno e la loro grappa era praticamente sconosciuta al di fuori dei ristretti confini del Friuli.

Oggi i prodotti dei Nonino sono diventati una sorta di leggenda nel mondo di quelli che amano bere forte. Poi hanno fatto l' esperimento con un nuovo prodotto ("ùe", che vuol dire semplicemente uva in friulano) e l' hanno collocato al fantastico prezzo di 350 mila lire per la bottiglia di tre quarti di litro. Se si cerca di capire, di che cosa è fatta questa strana impresa, si scopre che è un impasto di antica tradizione artigiana, di arte del sapere vivere, di sapienza commerciale, di un amore quasi maniacale per il proprio mestiere, di un "marketing" fra i più sofisticati e moderni, come certo non si insegna a scuola.

Si potrebbe dire che questa è un' azienda ad alta intensità d' intelligenza: quasi nient' altro c' è infatti fra la materia prima, l' uva, e il prodotto finale, se non il "software", la testa dei Nonino, il loro stile tutto coordinato, da come fanno la grappa a come sanno ricevere, muoversi nel mondo dei prodotti belli e costosi.

La prima cosa straordinaria che s' incontra sono appunto i Nonino. L' appuntamento è nella vecchia distilleria di famiglia, alla periferia di Percoto. Se ci si arriva in una giornata di nebbia, acqua e vento, come è capitato a me, la "fabbrica" non fa una molta impressione. Alcuni capannoni mal messi, casse, bottiglie, poca gente in giro. Anche il paese non fa un grande effetto, grigio e un po' triste, sconsolato, da non passarci più di qualche ora. ".

E allora è Giannola che racconta: "Fino al 1973 noi facevamo grappa comune, buona, ma comune. Nella famiglia di Benito fanno questo mestiere fin dall' 800. Il primo dei Nonino ha cominciato con una distilleria montata su un carretto: andava di casa in casa e distillava, lo pagavano lasciandogli un po' di grappa. Poi si sono un po' ingranditi, ma non tanto. Fino al 1973 vendevamo solo nel Friuli: andavamo in giro, Benito e io, con i nostri campionari e raccoglievamo gli ordini". Poi che cosa è cambiato? "Io leggevo sempre i giornali e vedevo che la gente non voleva più bere delle cose qualunque, ma chiedeva, in pratica, delle bevande "firmate", fatte con una certa uva, proveniente da una certa zona, garantita. Allora mi son detta: perché non facciamo così anche con la grappa?". E ha funzionato? "Abbiamo deciso di adoperare appunto il vitigno del Picolit, il più pregiato e il più raro. Siamo diventati matti. Alla fine, però, c' era una grappa fantastica. Con Benito ci siamo interrogati: ne avevamo poca, farla costava un patrimonio di soldi e di lavoro. Non potevamo certo venderla in bottiglioni da litro, come la grappa che danno agli alpini. Un nostro amico architetto ci ha suggerito una bottiglia molto simpatica e abbiamo deciso di scegliere il quartino". A che prezzo l' avete messa in vendita? "Mi ricordo ancora oggi, era il 1973, e noi abbiamo sparato 8.500 lire al quartino. Tutti ci dicevano che eravamo matti. Invece è andata bene. Adesso, con l' inflazione, tutto costa di più". Ma voi non fate pubblicità. "Scherza, pubblicità alla grappa di Picolit? No, no. Io però sono andata in giro per tre anni nei ristoranti e negli alberghi più importanti a farla conoscere, con i vestiti più belli (quanti Armani e Valentino ho consumato!). Adesso sono loro che ce la chiedono, ma noi non ne abbiamo abbastanza per tutti". Come mai? "Perché è un lavoro difficile, delicato. Poi ci vuole l' uva, che deve essere rigorosamente Picolit e buona. Quando c' è la stagione della consegna dell' uva, siamo tutti fuori (io, Benito, Cristina, Antonella e Elisabetta) a controllare, a vedere, a comprare". E adesso vi siete imbarcati anche in questa faccenda dell' "ùe". "Ha sentito che meraviglia? Noi qui abbiamo fatto grappa da sempre, ma non sapevamo fare i distillati di frutta. Siamo andati a vedere in Francia, in Germania, dappertutto. Alla fine ci siamo fatti costruire delle macchine speciali, su progetto di Benito. E' venuta fuori questa delizia. La bottiglia è di Venini, costa da sola un patrimonio. Ma non potevamo vendere un prodotto così in un bottiglione".

(Da QN del 15 gennaio 2018)