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I Protagonisti

La fuga di Megan

I reali inglesi, dopo Diana c'è un'altra principessa complicata.

di Andrea Sperelli |

Quando mi sono innamorato di Meghan Markle? Quasi subito. Non appena l’ho vista entrare nella cappella del Castello di Windsor. Tutte le spose trovano sempre qualcuno che le accompagni nel breve tratto dall’ingresso della chiesa all’altare, dove le attende il futuro sposo. Un papà, un cugino, uno zio, un vicino di casa.

Meghan no. Non ha trovato nessuno. Alle spalle ha una famiglia un po’ disgraziata e ha preferito lasciar perdere. Quindi, protagonista di un super matrimonio (in base al quale è diventata duchessa), è entrata in chiesa da sola, con il suo abito meraviglioso.

Orgogliosamente, a testa alta, ha marciato verso l’altare. Solo a metà strada, come prescrive il protocollo, dalla folla degli invitati si è staccato il principe Carlo, che le ha offerto il braccio e l’ha quindi accompagnata verso il suo sposo.

Credo che siano stati i quindici metri più complicati della vita di Meghan. Davanti agli occhi di tutto il mondo, collegato in tv, ammettere di essere sola, di non avere nemmeno uno straccio di parente che ti accompagni nel tuo giorno più bello.

E solo grazie al protocollo reale a metà strada si fa avanti il principe Carlo, che da anziano sta migliorando.

Qualsiasi altra ragazza si sarebbe rifiutata o sarebbe scoppiata in lacrime. Meghan invece grandi sorrisi e baci, padronanza assoluta della scena.

Qualche giorno dopo, annunci letali per casa reale: meno orfanelli e bambinelli, e più questioni femminili, politica insomma. Come Diana e peggio di Diana.

E, adesso, la fuga in Canada, lontano dai protocolli soffocanti di corte, alla ricerca di mestieri con annesso stipendio.

I benpensanti bacchettoni hanno già alzato le sopracciglia. E quindi hanno dimenticato che nella casa reale inglese (e forse è per questo che ci piace) si è già visto di peggio. Si è visto Edoardo VIII, nemmeno tanti anni fa, abbandonare il trono per amore di Wally Simpson, che nobile non era e nemmeno tanto bella, e con una reputazione un po’ compromessa.

Ma i reali inglesi hanno grandi capacità di recupero. Quando Diana muore in Francia (e era già divorziata e coinvolta in altri amori), la sua bara viene riportata in patria avvolta nella Royal Standard, bandiera di stretta competenza reale e della regina. Vanno a scortarla, dalla Francia in Inghilterra, il principe Carlo e due sue sorelle. La stessa regina, con la sua piccola corte, scenderà in strada al passaggio della bara dell’ex principessa, e abbasserà la testa.

Ma non basta. I figli di Diana, che son ancora dei ragazzi, decidono di camminare a piedi dietro il feretro della mamma. Ma c’è qualche preoccupazione. Allora il principe Filippo, che è il marito della regina, decide che sarà lui a accompagnarli. In Chiesa saranno presenti tutti gli ex primi ministri inglesi ancora in vita. Si segue quanto previsto nella Tay Bridge Operation, il piano peri funerali della regina madre.

E a Elton John, un cantante, che un mese prima aveva accompagnato Diana ai funerali di Versace a Milano, viene richiesto dalla casa reale di rendere omaggio a Diana, sua amica. E lui sceglierà “Candle in the wind”, canzone originariamente scritta per Marylin Monroe e adattata in fretta e furia dal suo paroliere per la principessa.

Insomma, i reali inglesi sono magari un po’ lenti, ma alla fine si riscattano.