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La Cina penalizza Ferragamo

Cautela degli analisti sul titolo della maison fiorentina in attesa dei conti del 2018. 

di Redazione |

L’esposizione in Cina penalizza il titolo del lusso Salvatore Ferragamo, su cui gli analisti in questi giorni stanno esprimendo giudizi di cautela. Dai massimi del 2018 di 25,29 euro segnati a metà maggio, il titolo è via via sceso portandosi poco sopra quota 17 euro. Oggi cede l’1,25 per cento assestandosi a 17,35 euro, facendo peggio del mercato (l’Ftse Mib arretra dello 0,87 per cento).

Nel 2018 l'economia cinese ha registrato un tasso di crescita del 6,6 per cento, il più basso degli ultimi 30 anni, e ha davanti a sè altri due anni di ulteriore debolezza. Secondo le nuove stime del Fondo monetario internazionale, nel 2019 e nel 2020 la Cina crescerà infatti al ritmo del 6,2 per cento. Una previsione che si è abbattuta sul comparto del lusso e in particolare su Ferragamo, uno dei gruppi più esposti sui mercati asiatici. La notizia della frenata cinese, ha indotto i broker a ridurre le stime sulla maison. 

Credit Suisse ha abbassato il rating sul titolo a underperform, dal precedente neutral, portando il target price a 14 euro, da precedenti 21 euro. Gli analisti della banca svizzera hanno ridotto le previsioni sull’utile per azione (Eps) del 10 per cento nel 2019 e del 15 per cento nel 2020 ritenendo che «in un contesto incerto per la domanda di lusso», «il recupero della crescita sarà lento e i margini scenderanno».

Cautela arriva in queste ultime ore anche da Societe Generale, che conferma la raccomandazione sell (vendere) e riduce il target da 16,00 a 15,00 euro. Gli analisti della banca francese seguono quelli di Citigroup, che hanno anch’essi abbassato il giudizio su Ferragamo a sell (vendere) da precedente neutral.

J.P.Morgan ha invece confermato il giudizio neutral sul titolo, ma ha limato il target price da 17,5 a 17 euro dopo aver tagliato le stime. Gli analisti hanno ridotto le stime sull'utile per azione da 0,63 a 0,58 euro per il 2018 e da 0,68 a 0,62 euro per l'anno in corso e hanno detto di attendersi una contrazione dei ricavi del 3 per cento nel 2018 e del 4 per cento nel 2019. 

E pensare che la trimestrale relativa al periodo luglio-settembre aveva sorpreso gli analisti con ricavi in crescita (+3,9 per cento a cambi correnti rispetto a un anno prima) e superiori alle stime, che avevano riportato un po’ di ottimismo sul gruppo dopo due trimestri non proprio brillanti. Il ritorno alla crescita del fatturato è stato letto come un segnale della svolta arrivata con il nuovo ceo, Micaela Le Divelec Lemmi (ex Gucci), promossa alla guida della maison fiorentina dallo scorso agosto dopo che da aprile era entrata nel gruppo come direttore generale. Il nuovo amministratore delegato aveva definito «di transizione» il terzo trimestre esprimendo tuttavia cautela sul 2018 e rimandando a data da destinarsi l’annuncio dei target di medio termine. 

La maison continua intanto a lavorare alla riorganizzazione del gruppo e al rilancio dei conti. Per farlo ha deciso anche di affidarsi, per la prima volta, a un gruppo di otto influencer. Durante il recente Pitti Uomo sono stati invitati a Firenze Bryan Boy, Diet_Prada, Susie Bubble, Caroline Daur, Carlo Sestini, Aureta, Pelayo e Tamu McPherson. A loro Ferragamo ha chiesto di realizzare una serie di short movie attraverso cui gli otto guru del web, seguiti da milioni di follower in tutto il mondo, «interpreteranno con stile, humour e autoironia una collezione ready-to-wear e accessori iconica».