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Nubi sul made in Italy

Incastrato tra frenata internazionale e stagnazione domestica, il tessile-moda tira il freno.

di Redazione |

I venti della recessione soffiano anche sul made in Italy. Dopo un 2018 decisamente meno brillante rispetto al recente passato, il 2019 si preannuncia un anno di ulteriore rallentamento per il nostro sistema moda. 

Importanti avvisaglie di frenata sono arrivate con i numeri dell’Istat sulla produzione industriale. Quella del settore tessile ha infatti registrato a dicembre un crollo di oltre l’11 per cento rispetto a un anno prima, rivelandosi una delle tre peggiori performance settoriali.

Il dato conferma quanto emerso da un recente rapporto Prometeia-Intesa Sanpaolo, secondo cui il settore tessile-moda è cresciuto nei primi undici mesi del 2018 in linea con il manifatturiero in termini di fatturato (+3,2 per cento), ma a ritmi molto più contenuti rispetto ad altri settori come metallurgia, elettronica, farmaceutica, meccanica, prodotti in metallo e intermedi chimici. Insomma, già l'anno scorso non la moda non è stato un elemento trainante della nostra economia.

Qualche giorno prima, un alert era arrivato dal presidente di Camera Nazionale della Moda Italiana (CNMI), Carlo Capasa. Nel presentare la prossima Fashion Week di Milano, in calendario dal 19 al 25 febbraio, Capasa ha dichiarato che nei primi sei mesi del 2019 il fatturato del sistema della moda italiano crescerà a un ritmo molto più contenuto rispetto a un anno prima. In particolare, per il numero uno di CNMI, la crescita sarà dell’1 per cento, circa un terzo rispetto all’incremento del 2,8 per cento del primo semestre 2018.

Come ha spiegato lo stesso Capasa, ciò è da imputare al rallentamento della congiuntura internazionale, oltre che alla Brexit e alla guerra commerciale Usa-Cina. Tutti elementi, ha ricordato, che hanno un’incidenza negativa su un sistema come il made in Italy fortemente orientato all’export.

Ma anche la domanda interna non sarà in grado di trainare un granché. Nell’ipotesi più ottimistica, il 2019 è stato indicato dalla Commissione europea come un anno a crescita quasi piatta (+0,2 per cento) per il nostro paese. Nel caso peggiore, non è da escludere una contrazione dell’attività economica, con un proseguimento della recessione che ha investito l’economia italiana nell’ultimo semestre del 2018.

L’impatto negativo di una congiuntura in frenata ha investito in pieno il tessile-moda. In base ai dati di pre-consuntivo di Confindustria Moda, l’anno scorso il fatturato del settore ha segnato un incremento dello 0,9 per cento a 95,7 miliardi, di cui 63,4 miliardi arrivati dall’export (+2,6 per cento) che si conferma il motore della crescita. La crescita c'è stata, ma decisamente più modesta rispetto all'anno precedete: nel 2017 il fatturato era aumentato del 3,2 per cento e l'export del 5,2 per cento. 

Non si è salvata nemmeno la moda femminile italiana, uno dei pilastri del comparto, il cui fatturato l’anno scorso è aumentato di un misero 0,5 per cento, dopo essere cresciuto al ritmo di circa il 2 per cento nei quattro anni precedenti, raggiungendo i 13,3 miliardi. Ad alcuni segmenti è andata anche peggio: per maglieria, camiceria e abbigliamento in pelle il 2018 dovrebbe essere stato addirittura un anno in negativo. Alla tenuta dell’export, salito del 2 per cento (meno degli altri anni) a 8,3 miliardi, ha fatto da contrappeso un calo della domanda interna del 3,9 per cento. In aumento del 9,2 per cento l’import a 4,7 miliardi, a fronte di una flessione del 2,7 per cento della produzione.