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Moda e Design

New York vuole vietare le pellicce

Svolta animalista per una delle maggiori capitali della moda. Che segue l'esempio di San Francisco e Los Angeles. A rischio 1.100 posti di lavoro. 

di Redazione |

Un duro colpo sta per abbattersi sull’industria della pellicceria made in Usa, e non solo. Lo stato di New York sta valutando la messa al bando delle pellicce e dei prodotti di pelliccia.

Una svolta animalista che sta prendendo piede e che nei prossimi mesi potrebbe sfociare in un divieto di vendita vero e proprio per i nuovi capi in pelliccia. Vari brand di moda e maison hanno deciso negli ultimi anni di eliminare l’uso della pelliccia dalle loro collezioni. Molto clamore aveva suscitato un paio di anni fa la decisione di Gucci. Pochi, però, finora, gli Stati che hanno annunciato un simile divieto.

Da quest'anno la vendita di nuove pellicce è stata proibita nella citta di San Francisco e Los Angeles ha da poco approvato la messa al bando dal 2021. Fuori dagli Stati Uniti, in Brasile, a San Paolo, la vendita e l'importazione di pellicce è vietata dal 2015 mentre già 20 anni fa il Regno Unito ha proibito la produzione di pellicce e la recente London Fashion Week è stata la prima grande manifestazione di moda completamente fur-free

La notizia che anche New York si sta muovendo nella stessa direzione ha destato molta attenzione. La città è una di quelle che detta le mode ed è probabile che il suo esempio venga seguito da altre capitali nel mondo, specie in un momento in cui la sostenibilità sta diventando un impegno sempre più pressante per imprese e governi. 

Non mancano le proteste. Il commercio di pellicce è ben radicato a New York: lo scorso secolo la città produceva l'80 per cento dei cappotti di pelliccia made in USA. Una tradizione che è rimasta viva. Si calcola che il divieto causerà la perdita di 1.100 posti di lavoro solo nella città di New York.

Soddisfatti invece i sostenitori dei diritti degli animali: «La crudeltà non può essere confusa con lo sviluppo economico», affermano i democratici, tra gli sponsor della proposta.