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Moda e Design

Parte male il 2019 per il made in Italy

Nei primi tre mesi il Tessile-Moda ha registrato una contrazione del 2,8 per cento. Aumenta la cassa integrazione nel settore. 

di Redazione |

Parte male il 2019 per il Tessile-Moda (esclusi gli accessori) italiano. Le prime indicazioni a campione elaborate dal Centro Studi di Confindustria Moda-LIUC indicano un fatturato in flessione del 2,8 per cento rispetto al medesimo periodo del 2018.

Insoddisfacente anche la raccolta ordini, che evidenzia una dinamica negativa pari al -3,9 per cento. In tal caso, la raccolta interna registra un calo del -4,1 per cento, mentre quella estera segna un -3,1 per cento. Il segno negativo caratterizza, inoltre, sia le aziende del Tessile, interessate da una variazione del -6,1 per cento, sia quelle di Abbigliamento-Moda, la cui raccolta cala del -2,6 per cento.

Inevitabili i riflessi sul fronte occupazionale. Rispetto ad indagini svolte nel più recente passato, emerge infatti un ritorno della CIG da parte delle aziende a campione: il 29,0 per cento dichiara infatti che farà ricorso alla CIG nel breve-medio periodo. Nel primo trimestre 2019 a livello occupazionale, si registra una lieve contrazione, pari al -0,4 per cento con riferimento agli addetti del panel monitorato.

Condizionati dalle molte incertezze di contesto, gli operatori del settore appaiono del resto poco fiduciosi. Dall’analisi del sentiment circa l’evoluzione della congiuntura nel breve termine, un’ampia quota di intervistati, ovvero il 61,4 per cento del campione, propende per una “stabilità” delle condizioni di mercato poco favorevoli. Teme un ulteriore peggioramento il 26,5 per cento del campione (numero in crescita rispetto alla percentuale dell'8,5 per cento rilevato lo scorso anno in occasione della medesima indagine). Scende al 12 per cento (dal 18,3 per cento del 2018) chi confida, invece, in un miglioramento.

Il nuovo anno segna dunque un’inversione di tendenza: il Tessile-Moda italiano ha archiviato il 2018 con una crescita del +2,1 per cento raggiungendo i 55,2 miliardi di giro d’affari (1,13 miliardi in più rispetto al 2017).