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Moda e Design

LVMH accelera sull'ambiente

Il gigante del lusso annuncia nuove iniziative e conferma: -25 per cento di emissioni di Co2 entro il prossimo anno. 

di Redazione |

Moda e sostenibilità sono ormai un connubio inscindibile. Lo chiedono i consumatori, sempre più sensibili alle tematiche ambientali, consapevoli dell'impatto altamente inquinante della moda. Lo chiede il pianeta, sempre più scosso da eventi climatici che ne mettono a rischio la sopravvivenza.

Il tema non è nuovo. LVMH è tra i precursori di questo connubio. Nel 2012 il gigante francese, numero uno al mondo nel lusso dove opera attraverso circa 75 brand tra cui Dior (nell'immagine in alto un momento della sfilata della collezione primavera-estate 2020 che ha aperto la recente Fashion Week di Parigi) e Louis Vuitton, Fendi e Loro Piana, ha deciso di formalizzare la propria svolta green - iniziata molto prima - creando il progetto LIFE, finalizzato a integrare le esigenze ambientali nei processi di gestione delle singole società.

Nel 2016 il gruppo ha deciso di potenziare il suo impegno in favore dell’ambiente lanciando LIFE 2020, un nuovo manifesto che prevede interventi diretti e obiettivi precisi su quattro fronti: prodotto, catena di approvvigionamento, emissioni di Co2 e siti produttivi.

Oggi una nuova, decisiva, tappa in avanti. In un evento dedicato alle tematiche ambientali - svoltosi nell'auditorium del quartier generale del gruppo, in rue Montaigne numero 22 alla presenza di numerosi manager e stilisti - LVMH ha annunciato di aver costituito un comitato scientifico multidisciplinare, del quale fanno parte organismi indipendenti ed esperti interni, per occuparsi in maniera ancor più approfondita delle tematiche ambientali. Ha presentato inoltre una Carta a tutela del benessere animale nell'ambito dell’approvvigionamento di materie prime come pellicce, lana o cuoio. E ha dichiarato di aver messo a disposizione 10 milioni per salvare l’Amazzonia, il polmone verde del mondo devastato dagli incendi.

L’attenzione per l’ambiente ha già fatto raggiungere risultati importanti. Bernard Arnault, numero uno del gigante del lusso, ha annunciato che le emissioni di Co2 sono diminuite del 16 per cento tra il 2013 e il 2018, un traguardo ancora più significativo se si considera il forte incremento delle vendite registrato negli stessi anni. Gli sforzi continueranno verso obiettivi ancora più ambiziosi. Entro il 2020 LVMH conta di portare l’approvvigionamento da energie rinnovabili oltre il 30 per cento e conta di ridurre ulteriormente le emissioni di Co2. L’obiettivo di LIFE 2020 è di tagliarle del 25 per cento.  

«Noi fabbrichiamo prodotti che durano e questa è già una risposta agli sprechi che spesso caratterizzano il fast fashion», ha dichiarato Arnault. Parole che sono anche una difesa dalle critiche mosse a LVMH per non aver aderito al Fashion Pact. Presentata in chiusura del vertice del G7 a Biarritz, lo scorso agosto, la carta stabilisce una serie di obiettivi di lungo periodo in termini di sostenibilità condivisi da 32 gruppi di moda tra cui Kering (l’altra holding francese del lusso che controlla brand come Gucci e Saint Laurent) che l'ha lanciata, oltre ai giganti del fast fashion, Inditex e H&M, e alla Nike.

Spetta al figlio maggiore di Arnault, Antoine, responsabile dell’immagine del gruppo di famiglia nonché delle politiche ambientali, motivare meglio la non adesione di LVMH al Fashion Pact, un patto che, spiega, «propone obiettivi a lungo temine e senza obblighi precisi. Non penso che sia corretto mettere il nostro gruppo al pari del fast fashion e del footwear». Il programma Life 2020 prevede infatti obiettivi di breve termine (2020) e precise sanzioni per quei brand che non rispettano le performance ambientali.