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Moda e Design

La moda si aggrappa all'online

Il 77% delle aziende ha acquisito nuovi clienti sul canale digitale. Che è destinato a diventare sempre più strategico.

di REDAZIONE |

Con il picco dei contagi alle nostre spalle, l’Italia inizia a pensare alla fase due dell’emergenza sanitaria, quella in cui potremo gradualmente e lentamente tornare alla normalità. Ma quanto tempo dovrà ancora passare prima di poter entrare in un negozio di moda per acquistare un jeans o un paio di scarpe? Parecchio.

Intanto il settore moda continua a soffrire. La prima ad alzare bandiera bianca è la nota catena Scarpe&Scarpe, presente sul territorio nazionale con 153 negozi, che ha presentato istanza di concordato preventivo al Tribunale Fallimentare di Torino, dove ha sede: a rischio 1.800 posti di lavoro. La motivazione è la mancata fatturazione per 50 milioni di euro a causa della chiusura forzata per coronavirus.

Con le serrande abbassate, in questo momento l'unico appiglio per tenere in vita le vendite arriva dall’online, un canale cresciuto moltissimo negli ultimi anni e che ormai vale 3,3 miliardi di euro nell’Abbigliamento e 1,7 miliardi di euro nell’Arredamento & Home living.

L’ecommerce diventa dunque uno sbocco vitale e un'opportunità per mantenere il contatto con i clienti. La conferma arriva anche da un’indagine condotta da Netcomm, il Consorzio del Commercio Digitale Italiano, su un campione di 150 aziende italiane attive online. “La crescita a tripla cifra dell’ecommerce in queste settimane, con picchi importanti nell’alimentare e nell’approvvigionamento domestico, ha messo le aziende di fronte all’evidenza che il digitale non è più solo un’opzione, ma una strategia chiave per lo sviluppo del proprio business” commenta Roberto Liscia, Presidente di Netcomm.

“L’indagine - prosegue Liscia - mette in evidenza che la crisi ha portato diversi consumatori ad avvicinarsi per la prima volta agli acquisti online, con il 77% delle aziende nei diversi settori che ha dichiarato di aver acquisito nuovi clienti. Il commercio digitale sta dimostrando di essere non più solo un accessorio, ma un servizio fondamentale per le imprese e per i cittadini. Nonostante la diminuzione delle vendite, infatti, l’81% delle aziende del fashion&lifestyle ha dichiarato che il canale digitale ha rappresentato un valido supporto nella gestione dell’emergenza COVID-19”, anche se non sufficiente a compensare la perdita di fatturato derivante dalla chiusura degli store. 

Ecco perché secondo Netcomm per il settore è arrivato il momento di attivarsi per la fase 2: “Prossimamente assisteremo alla riapertura graduale dei siti di produzione e dei punti vendita, e le persone potranno finalmente tornare a circolare liberamente, anche se sarà necessario continuare a prendere le dovute precauzioni per la tutela della salute di tutti. E, a quel punto, il ruolo del commercio online sarà ancora più importante: molti - sottolinea Liscia - preferiranno acquistare un capo di abbigliamento online, piuttosto che impiegare lungo tempo in fila o provare nei camerini gli stessi abiti magari appena indossati da altri. Le persone avranno bisogno di un valido motivo per uscire di casa e andare a fare shopping, per questo i negozi dovranno riaprire ancora più belli di prima e dovranno offrire un valore aggiunto di esperienza al semplice acquisto, che può avvenire anche online”.

Per il Presidente di Netcomm,“questo è il momento del cosiddetto unified commerce", ossia occorre andare "oltre l'omnicanalità, mettendo al primo posto l'esperienza del cliente, abbattendo le barriere tra i canali e sfruttando una piattaforma comune”.

Le aziende italiane sono ancora indietro su questo punto e Netcomm si pone come guida. All’inizio del 2020, con la nascita di Netcomm Netstyle, il Consorzio ha avviato un focus specifico proprio sull’omnicanalità, con l’obiettivo di educare le aziende del fashion&lifestyle a porsi in grado di servire i clienti online e offline, senza soluzione di continuità. Su questo sarà incentrato il focus nei prossimi mesi analizzando le prospettive di medio e lungo termine per tutti gli operatori delle filiere di questo settore che, più di altri, vivrà una profonda trasformazione.