Uomini&Business - Direttore Giuseppe Turani

Pubblicità

Brexit manda in fumo 15 miliardi di investimenti

Bank of England abbassa le stime su Pil per il 2019: +1,2 per cento, la crescita più bassa da un decennio. Oggi la premier May in parlamento. 

di Redazione |

Brexit ancora in alto mare a un mese e mezzo dalla data fissata per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. A poche settimane dal 29 marzo, Londra e Bruxelles non hanno ancora trovato un accordo sulle modalità del divorzio. Quello che avevano raggiunto a novembre era stato clamorosamente bocciato lo scorso gennaio dal Parlamento.

Oggi la premier Theresa May torna a Westminster. Quasi certamente lo farà solo per chiedere altre due settimane di tempo prima di decidere se sottoporre di nuovo al voto l’accordo già siglato con l’UE, o suggerire altri passi mediante una mozione emendabile dal Parlamento. Dovrebbe quindi essere tutto rinviato al 27 febbraio.

Intanto lo spettro di un’uscita senza accordo, ossia una Brexit no deal, continua a aleggiare su entrambe le sponde della Manica. Si teme perfino che disordini e proteste possano coinvolgere e mettere in pericolo la regina Elisabetta II, per la quale sarebbe stato rispolverato un piano d'emergenza per evacuare Buckingam Palace messo a punto ai tempi della guerra fredda.  

Nel dubbio di un’uscita del Regno Unito senza regole e senza paracadute dall’unione doganale, decine e decine di aziende hanno già iniziato a trasferire all’estero la loro sede e i loro affari. Un enorme danno economico che inizia a essere quantificato.

Un recente studio realizzato dalla London School of Economics, ha evidenziato che dal referendum del 2016 le imprese britanniche hanno aumentato i loro investimenti nei paesi dell'UE di 8,3 miliardi di sterline (+12 per cento), pari a quasi 11 miliardi di dollari, a causa dell'incertezza che circonda l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Si tratta, secondo il rapporto, di investimenti che in altre condizioni sarebbero avvenuti in patria e rappresentano quindi investimenti aziendali che il paese ha perso.

A questo dato va aggiunta anche la diminuzione (-11 per cento) degli investimenti che le aziende straniere hanno deciso di effettuare nel Regno Unito. Un fenomeno che ha generato una perdita aggiuntiva di 3,5 miliardi di sterline, pari a circa 4,5 miliardi di dollari. Perdite per oltre 15 miliardi di dollari che, notano gli economisti della London School of Economics, sono destinate a aumentare in caso di Brexit no deal.

Tutto questo sta pesando negativamente sull’economia del Regno Unito. La conferma arriva, immancabile, dalle ultime cifre ufficiali sul Pil diffuse dall'Ufficio per le statistiche nazionali. Nell’ultimo trimestre 2018 Londra ha visto la propria economia crescere di appena lo 0,2 per cento, livello più debole degli ultimi sei anni, archiviando il 2018 in frenata, con un'economia in espansione dell'1,4 per cento, contro il +1,8 per cento del 2017. 

Il nuovo anno sarà ancora peggio in termini di crescita. La BoE  ha di recente ridimensionato all'1,2 per cento le stime sulle prospettive economiche per il 2019, ritmo più lento degli ultimi dieci anni, dalla crisi finanziaria globale del 2008. Nel novembre scorso, la Banca centrale inglese aveva previsto una crescita dell'1,7 per cento. Il «rallentamento - spiegano dalla BoE - riflette principalmente l'andamento più debole dell’economie estere e gli effetti delle maggiori incertezze legate alla Brexit in patria».

«La nebbia attorno alla Brexit sta creando tensione sui mercati finanziari», ha dichiarato il governatore della BoE, Mark Carney, durante la conferenza stampa che ha fatto seguito alla riunione di giovedì, terminata con tassi invariati allo 0,75 per cento. Tensioni, ha aggiunto, «destinate a diradarsi una volta che la nebbia sarà salita e che avranno conseguenze per il percorso della politica monetaria in modi che non possono essere previsti in anticipo».

 

Resta però la speranza che la situazione possa migliorare in caso di un accordo in tempi rapidi sulle modalità di recesso dall'Europa. Conoscere la direzione verso cui siamo diretti e sapere che c'è una transizione senza intoppi verso quella destinazione, ha detto Carney, potrebbe indurre la BoE a rivedere la propria previsione.